L546IIIINVEANEE62DDL6H3WMQ.jpg

INTERVIEW WITH 20 MINUTI (09/07/2021)

Nuovo album per Álvaro Soler: «Voglio dare gioia alla gente»


09/07/2021 -- 20 Minuti

 

Una canzone "sospetta" non parla della recente rottura con Sofía, assicura. E sull'unica data svizzera del tour...

 ZURIGO - Dopo un anno di pausa dalle scene e senza nuove uscite («Ero un po' stanco», aveva ammesso candidamente), Álvaro Soler si era rifatto vivo in marzo con un nuovo singolo e aveva annunciato l'imminente arrivo di un album, il terzo dopo "Eterno agosto" e "Mar de Colores". Da oggi, il suo nuovo lavoro è infine disponibile: "Magia", 13 tracce che vanno dai pezzi estivi ballabili per i quali il 30enne spagnolo-tedesco è più noto, a canzoni più introspettive. 

A poco più di tre mesi dalla rottura con quella Sofía (Ellar, anche lei cantante) con cui stava da cinque anni e che è stata la musa dell'omonimo singolo che, nel 2016, lo ha lanciato, Álvaro assicura di stare bene («È stata un buona scelta per entrambi»). A tio/20 minuti, l'interprete di "El mismo sol" si dice anzi «molto contento» per i mille impegni che lo attendono.   

        

Álvaro, sei riuscito a trovare la “Magia” anche in un anno, il 2020, che da moltissimi sarà piuttosto ricordato per le restrizioni e le difficoltà. L’ottimismo e la gioia di vivere non ti abbandonano proprio mai?
 

«Sì, ovviamente a volte abbandonano anche me. Anzi, spesso. Tuttavia, in questi anni la musica, il mio lavoro, è diventata un aiuto nei momenti più difficili. Quest’anno più che mai ho quindi pensato di dover uscire con una canzone di speranza che desse gioia alla gente. Anche perché la gente me lo chiedeva. Su Instagram mi scrivevano e mi dicevano “Álvaro, perché nel 2020 non hai ancora fatto uscire nessun singolo? Che fine hai fatto?”. E io rispondevo di portare un po’ di pazienza perché, nel 2021, sarebbe uscita tanta musica. E questo è proprio quello che sta succedendo: prima dell’uscita dell’album ho fatto quattro singoli ("Magia""Si Te Vas""Mañana" e "Alma De Luz". Domani (oggi, ndr) esce l’album, “Magia”, con tredici canzoni e altre ne arriveranno. Entro la fine dell’anno vedrete anche varie collaborazioni molto fighe che ho un sacco di voglia di far ascoltare». 

Vuoi darci qualche anticipazione?


«Vorrei, ma non posso!».

Quando è uscito il singolo “Magia” hai detto di avere ballato sempre mentre la componevi. Nell’album, però, ci sono anche canzoni meno allegre. Quali sono state quelle più difficile da comporre e suonare, per te?
 

«I miei album sono sempre un mix di canzoni più positive, da ballare, perché è molto importante che la musica si balli, e canzoni solo da ascoltare stando tranquilli e da godere in un’altra maniera. Il pezzo più difficile è forse stato “En Tu Piel”, ma è anche il mio preferito perché è una canzone che inizia con degli accordi un po’ più da flamenco, che ho creato durante il confinamento, quando ero a casa e giocavo un sacco con la chitarra, scoprendo nuovi modi di suonarli. È su quella base che ho cominciato a scrivere la canzone, che è stata cambiata un sacco di volte. Quando era quasi pronta c’era ancora una parte che non mi convinceva, che poteva essere migliorata, e così l’ho cambiata due settimana prima di fare il mastering, all’ultimo minuto. Questo mi ha dato grande soddisfazione: avere la sensazione di avercela fatta nonostante le difficoltà». 

 

Dobbiamo considerare “Si Te Vas”, l'ultimo singolo che hai pubblicato, come l'epilogo della storia che hai raccontato cinque anni fa in “Sofía”?


«È buffo perché “Si Te Vas” l’ho scritta tre anni fa, ma, effettivamente, potrebbe sembrare che sia stata scritta un paio di mesi fa (ride, ndr). È curioso che sia uscito con quella canzone in un momento un po’ più difficile a livello personale e del resto mi aspettavo che la gente vedesse “Si Te Vas” come un racconto di quanto ho recentemente vissuto. Forse in qualche modo lo è comunque. A volte le cose accadono così: i pezzi tornano al loro posto in una sorta di puzzle perfetto».

Posso chiederti, a distanza di qualche mese da questa scelta importante che avete fatto tu e Sofía quest’anno, come stai?


«Io sto bene, sto bene. Sì sì. Sono molto contento per tutto quello che sta succedendo. Penso sia stata una buona scelta per entrambi».

 Vuoi parlarci un po’ di “Alma De Luz” (l'ultima canzone dell'album, ndr)? È un pezzo molto diverso da quelli per i quali sei più conosciuto...


«“Alma De Luz” è una canzone che mi piace molto perché parla dell'incontro con altre culture. Io sono cresciuto tra Giappone, Spagna e Germania e so che in ogni Paese ci sono cliché e discriminazioni. Soprattutto stando a Barcellona negli anni dell'università mi è capitato anche d'incontrare persone molto chiuse, gente che ha paura di quello che non conosce. Io, al contrario, sono uno che ha sempre sostenuto il fatto di essere curiosi e d'imparare dalle altre culture. “Alma De Luz” parla di questo. Di gente chiusa, che mi dà molto fastidio. C’è una frase che dice “Que pena, que pena, si no te conozco miedo me das”: "Peccato, peccato, se non ti conosco paura mi fai"). “Cual es la tu bandera”, "Qual è la tua bandiera", continua, ma in realtà il concetto è "Chi se ne frega delle bandiere". È l’ultima canzone dell'album e per me è la giusta chiusa».

Per il tour di “Magia” hai moltissime date in Germania e solo una in Svizzera (a Zurigo, il 4 marzo 2022, ndr). Ti stiamo antipatici?


«No (ride, ndr). Certo che no. Dicono lo stesso anche gli italiani e gli spagnoli perché abbiamo solo due date in Italia e due in Spagna. Ha molto a che fare con la nostra organizzazione, che è basata in Germania. Comunque è così solo da qualche anno. Prima non suonavo quasi in Germania, ma adesso sono lì per "The Voice Kids". Gli impegni in TV che ho avuto lì recentemente hanno dato una grossa spinta alla Germania. Io però ho suonato tante volte in Svizzera e mi piace come posto, è fantastico. Bisogna poi ricordare che normalmente d’estate faccio un sacco di festival in Svizzera. Non sentitevi svantaggiati rispetto agli altri, insomma!». 

 

A proposito di The Voice Kids e gli altri tuoi progetti televisivi in Germania. Quando ti vedremo di nuovo sulla tv italiana? 


«Non lo so ancora. È molto difficile fare tutto allo stesso tempo. Se fai un programma in Germania e uno in Italia allo stesso tempo hai già riempito tutto l’anno. Non rimane molto tempo per fare musica, che è il mio interesse e la mia priorità numero uno». 

INTERVIEW WITH SPANISH TV CHANNEL RTVE (09/07/2021)

Álvaro Soler: "Muchas veces tapamos la tristeza en falsos agujeros y al final todo sale"

 

09/07/2021 -- RTVE 

Sus fans lo estaban deseando, después de un año y medio desde la publicación de su última canción, pedían a gritos su regreso. Álvaro Soler ha vuelto con fuerza, energía y MAGIA, su nuevo álbum recién estrenado. Un trabajo con tintes melancólicos, pero también con las vibraciones positivas que le caracterizan y que siempre le acompañan.

En este disco encontramos éxitos como: "MAGIA", "SI TE VAS" y "MAÑANA" junto a Cali y el Dandee. "El aislamiento nos ha obligado a todos a redescubrirnos a nosotros mismos y nos ha permitido volver a sentir que las cosas más sencillas pueden ser mágicas. Entre todos los malos momentos, también he conocido una solidaridad sin precedentes, y mi deseo de unir a la gente a través de mis canciones se ha reavivado", explica el propio Álvaro sobre su motivación para escribir este último trabajo.

Las canciones de este álbum reflejan más que nunca los sentimientos y las emociones de Álvaro. En ellas habla del miedo a lo desconocido, los prejuicios, el desamor, de lo difícil que es identificar que algo o alguien ya no es sano para ti y de la cura que uno necesita aplicarse para sanarse. Porque solo uno mismo es capaz de curarse. Soler se pone en algún tema un poco más nostálgico de lo habitual y saca todo lo que lleva dentro a través de sus canciones. Porque como bien dice en esta entrevista, para él la música y la meditación son su terapia diaria.

P: ¿Cómo se te presenta el verano?

R: Sin apenas descanso. Tengo 5 días de descanso y luego a tope. Pero bueno, es lo que toca. Estaba con unas ganas enormes de darle caña otra vez, porque con toda situación de la pandemia: sin viajar y sin dar vueltas, que es lo que me gusta...

P: “Este disco recoge mucho esfuerzo, experimentación, afonías, gritos, bailoteos, recuerdos, lágrimas, familia y ‘vinitos’”. ¿Ha sido tu trabajo más complicado hasta la fecha?

R: Complicado no, porque en realidad he tenido más tiempo para hacerlo. He podido hasta producir algunas canciones desde casa, que eso me hacía especial ilusión y nunca tenía tiempo. Para producir una canción necesitas mucho tiempo y yo como nunca estaba en casa más de una semana, pues la verdad que era complicado. Antes mi calendario era: gira, después de la gira cuatro días así para ver si escribes un hit y luego sigues porque tenemos entrevistas, nos vamos a otro país. Y luego, vuelves de gira otra vez. Era todo muy frenético. Entonces, llega el momento en el que dices: "Que os den." Es decir, es imposible en cuatro días escribir un temazo. Hay veces que sale y guay. De hecho ha pasado en los últimos años, pero no siempre es posible. La creatividad no puedes medirla porque no es lineal al trabajo que le estás dedicando. Hay veces que le dedicas poco trabajo y salen cosas muy bonitas, y al reves, veces que echas horas y horas y no sale nada.

P: De hecho hay artistas que decían que en cuarentena y durante la pandemia no encontraban la inspiración para escribir en parte porque no les sucedía nada...

R: Claro, estás en casa. ¿De qué vas a escibir? ¿De lo que has comprado en el super? Es normal. Son muy importantes las experiencias y vivir cosas. Lo que nos ha unido es que todos hemos vivido cosas muy parecidas y eso es bonito. Pero ya hemos visto que a la que se abre un poco todo, nos volvemos locos. Yo estuve en Barcelona hace poco dando un concierto y fue una pasada. Me acuerdo que justo coincidía la noche del 25 de junio al 26, y justo a medianoche ya podías ir sin mascarilla al aire libre. Entonces, a las 12 en punto, todos nos sacamos las mascarillas como si fuese la graduación de la Universidad; las tiramos al cielo. Fue increíble.

P: ¿Y no hay un poco un sentimiento de culpabilidad?

R: Sí, exacto. Es un poco de las dos. Viendo imágenes de macro fiestas, todos hay juntos, dices: "Vamos a ver qué pasa..." Pero bueno, esperemos que salga todo bien. De momento, ya están volviendo los conciertos y eso me hace muy feliz. 

 

P: ¿Cuándo dices "lágrimas, familia y vinitos" hablas de la cuarentena?

R: Sí, porque al final cuando escribo no todas las canciones son a tempo y moviditas. También hay canciones más lentas que representan sensaciones y emociones que he ido experimentando. Entonces, al final te emocionas escribiendo y eso es lo más bonito. Cuando pasa eso es muy especial y de ahí viene lo de las lágrimas, aunque también son de esfuerzo y de no poder más. Y de alegría también incluso, de estar orgulloso de todo el trabajo que hemos hecho estos últimos años. Y los vinitos, pues bueno, creo que eso no hace falta explicarlo. Lo de la familia, porque mi hermana y mi hermano han cantado en muchas de mis canciones. Ellos siempre son los que hacen las segundas voces conmigo. Entonces para mí es fácil decirles: "canta aquí esto". Saben lo que quiero decir. Es raro porque en mi familia nadie hacía música ni tocaba nada, y de repente, salimos los tres hermanos que nos encanta la música. Eso nos une mucho a los tres. De hecho, hay una canción que se llama 'Déjala que baile' que ahí canta mi hermana un trozo al final y eso fue súper improvisado. Me vino a visitar a Berlín y se vino al estudio y me dice: "Ayer hice una melodía nueva pero es demasiado alta para mí, ¿por qué no la cantas tú mejor?" Y yo: pues vale, lo probamos. Sonaba genial y así se quedó. Luego le dije: "Quiero hacer contigo un álbum". Y lo voy a hacer, porque mi hermana canta increíble. "Déjala que baile" fue un pequeño teaser y ya veremos qué pasa...

P: ¿Eres de esas personas que le cuesta admitir en sí mismo la tristeza o lo llevas bien?

R: A mí me cuesta. O sea, me encanta llorar, pero hay veces que cuando estás tan metido en el trabajo y con tantas cosas como que pierdes la conexión contigo mismo. Por eso, he empezado a meditar. Es algo que me está ayudando mucho. Con eso consigo aceptar la tristeza y trabajarla, porque muchas veces la tapamos en falsos agujeros y al final luego todo sale. Es importante sacarlo. Es para mí un momento de paz conmigo mismo donde no hago nada más que sentirme y no pensar en nada. A mí la meditación me ha ayudado mucho a eso y a trabajar en este álbum. También tengo la suerte que las canciones me ayudan a procesar y trabajar la tristeza. La música para mí es terapia también.

 

P: ¿Cómo ha sido grabar con Cali y el Dandee? Dices que con ellos se cierra el círculo. ¿A qué te refieres?

 

R: Nos conocemos de hace seis años ya. Nos conocimos en unos premios en España y dijimos: "¿Por qué no hacemos algo juntos algún día?" Y nunca llegamos a hacerlo porque no coincidimos más. Esta canción se la pase, les gustó y dijeron: "claro que sí." Encima cantaron y entonces como que se cerró el círculo del deseo a hacerlo y cumplirlo. Ha sido genial con ellos. La canción ya solo tiene sentido con ellos porque yo solo no la hubiese sacado.

 

P: Después de España, ¿dónde dirías que te han recibido mejor?

R: La verdad que fue curioso cómo recibieron mi música en Italia. Lo de Italia es una locura. Yo no entendía que estaba pasando ahí porque recibieron mi música de forma desorbitante. Yo decía: "pero si vosotros sois mediterráneos también. ¿Cómo os gusta tanto la música en español? "Sofía" fue la canción del verano allí. Yo no lo entendía porque su música suena igual. Es decir, entiendo que para un alemán, por ejemplo, lo español le suene a verano, pero lo de Italia me chocó bastante. Siempre he recibido mucho calor en Italia, obviamente un año después en España también tuve ese reconocimiento y eso me hizo muy feliz porque es mi casa. En Alemania, últimamente, me está yendo muy bien porque he sido jurado de la Voz Kids (Alemania) y eso me ha dado algo de exposición mediática allí. Ya no puedo andar tan tranquilo por las calles de Berlín y eso me da un poco de rabia (risas).

P: ¿Qué tal trabajar con niños en La Voz Kids? Mucha gente dice que a veces soportan demasiada presión. ¿Estás de acuerdo?

R: Yo he visto cómo los tratan y es increíble. Tienen sus leyes y tienen sus horarios. Solo pueden trabajar hasta tal hora, por ejemplo. Supongo que aquí es igual, pero en Alemania lo aplican de una forma muy estricta. De hecho, tienen pausas muy marcadas por ley. Tienen un talento que flipas. No entiendo cómo con 10 años cantan así. Tampoco sé cómo con tan poca edad pueden estar en el escenario con esa seguridad. Les admiro un montón. A mi equipo solo venían los extranjeros. Era la leche. Los alemanes se iban con el jurado alemán. Y a mí me venían los indios, los españoles, los italianos... Era increíble. Mi equipo era el equipo internacional de acogida. Me lo pasé genial, fue súper interesante.

 

P: Proyectos futuros

R: Ahora mismo estoy celebrando la salida del álbum básicamente. Pero se viene más música, al menos cuatro canciones más que no están en el álbum, y algunas de ellas son colaboraciones muy importantes también. Va a ser muy guay. Habrá que esperar un par de meses, pero ahí estaremos. Y luego en marzo de 2022 empezaremos la gira europea en la que también pasamos por España y algún que otro festival.

P: Me ha extrañado que con lo de moda que están las colaboraciones, que no hubiese más feauturing en el álbum.

 

R: Sí, pero es que a veces tiene que ser el featuring correcto. Hacer un featuring solo por hacer un featuring no me apetece. Tiene que aportar algo a la canción. Yo creo que eso es lo importante. Aunque las colaboraciones ya vendrán. Ya verás...

INTERVIEW WITH THE SPANISH RADIO STATION LOS 40 PRINCIPALES (10/07/2021)

Álvaro Soler nos habla sobre su álbum Magia y la experiencia de trabajar con su hermano Greg Taro

10/07/2021 -- Los 40 Principales

 

El artista desvela también cuál es el concepto del disco

Los seguidores de Álvaro Soler están de enhorabuena. Su artista favorito ha lanzado Magia, su tercer álbum de estudio. Un proyecto que se ha fraguado durante años y que ha llegado a oídos del mundo con un repertorio muy variopinto.

En LOS40 hemos tenido la oportunidad de charlar con el artista acerca de este proyecto que ha cautivado a sus seguidores por completo. ¿Cómo comenzó a crearse? ¿Cómo ha sido la experiencia de trabajar con su hermano Greg Taro? ¿Y con Cali y el Dandee? Lo descubrimos.

Pregunta (P): Llega tu tercer álbum de estudio. ¿Cómo recuerdas el momento en que comenzaste a trabajar con él?

 

Respuesta (R): Pues buah, el primer momento… ni me acuerdo porque hay canciones que escribí hace tres años, donde aún no estaba pensando ni en este álbum. Es difícil definir ese momento. Yo voy haciendo canciones, no paro nunca. Me acuerdo del momento en que dije de poner un deadline, que es un momento clave. Ahí ya sabes que esto ya es serio. Me acuerdo que estábamos en Berlín y lo pensamos con todo el equipo y con Universal, y pensamos en la estrategia. Pusimos una fecha y a partir de ahí, a entregar a plazos como en la universidad.

 

P: Lanzas además canción con tu hermano Greg Taro: Diferente. ¿Cómo fue la experiencia de trabajar juntos?

 

R: Pues muy bien y muy fácil sobre todo. Porque él vive aquí en Berlín desde hace un año y pico y como tengo el estudio aquí, le dije: "tío pásate mañana. ¿Te apetece colaborar? ¿Quieres cantar conmigo en esta canción?". Y me dijo: "buah, qué fino. De hecho, es la canción que más me mola de tu álbum. Me encanta, perfecto". Al principio no sabía qué me iba a decir. Se apuntó, nos pusimos ahí y estuvimos todo el día en el estudio y nada, la escribimos, la grabamos y para allá que fue directamente a Spotify.

P: Otros que están en tu disco Cali y el Dandee. Imagino que trabajar con otros referentes de la industria es siempre un placer. Cuéntame cómo fue.

R: Muy guay porque es una sinergia de ambos mundos. La producción, de hecho, no es tan latina porque la hemos hecho nosotros aquí y no es tan reggeatonera. Esto me mola porque la combinación de sus voces con la mía y con la producción y los instrumentos queda como muy mágico. Le da un toque bastante moderno a un género que se escucha tanto últimamente. Me ha hecho mucha ilusión poder hacer una canción con ellos. Llevaba cinco años esperando porque nos conocimos hace cinco años y nos dijimos: "oye, ¿por qué no hacemos una canción juntos?". Llegó esta canción y nos unió de nuevo.

P: ¿Cuál crees que es el concepto del disco?

R: Para mí es la esperanza porque en este último año y medio he visto que la esperanza es lo último que perdemos. Es muy importante porque nos da fuerzas para seguir. Vi el año pasado que la gente me escribía un montón diciéndome "Álvaro, ¿cómo es que no has sacado ninguna canción?". Dije "jo, yo quería tomarme un año para escribir y poder contaros más historias porque es que lo único que hubiese podido escribir ese año era sobre hoteles y aviones". Para mí el concepto del álbum es la esperanza y el sentimiento, y sentir canciones que entre sí igual no tengan mucho que ver, y cambiar. Hacer un álbum que sea con emociones para cada momento. Eso era un poco el objetivo, hacer un álbum que fuese así.

 

P: ¿Qué diferencias encuentras entre Magia y Mar de Colores?

R: Primero, que soy mejor músico. He aprendido. Al final, con la experiencia, los conciertos y el tiempo, tengo otra técnica tocando y escribiendo. Las letras también cambian bastante. Creo que al final me gusta hablar de otras cosas. Como personas vamos evolucionando y somos más curiosos. Una cosa que ha cambiado que antes no hice nunca es coleccionar instrumentos de diferentes países, llevármelos a casa y con la excusa de que era un souvenir para grabarlos en casa los tengo por ahí esperando al momento perfecto. Lo que hice fue grabarlos todos. Tengo una gata colombiana que lo compré en Bogotá y está en Hawaii. De hecho la flauta que se escucha al principio de Hawaii la toqué yo en casa intentando hacerlo bien, porque al final no soy gaitero, no soy flautista. Eso lo hacía de pequeño mucho. Me encantaban todos los instrumentos. Me encantaba probar un poco de todo. En Mar de Colores no tenía tiempo para hacerlo, y en este he podido hacerlo otra vez y me ha encantado poder experimentar con instrumentos nuevos y tener ahí el gusanillo de “¿me va a salir bien tocar esto o no? ¿O voy a tener que dejárselo tocar a un profesional?", que esa siempre suele ser la mejor opción, pero aún así me gusta probar.

P: Dices que hay canciones del disco que se crearon hace tiempo y otras que son más recientes. ¿Qué diferencias podemos encontrar en ellas?

R: Es curioso. Hay canciones que escribí hace mucho tiempo que ahora mismo tienen mucho sentido. Como que de repente parece que las haya escrito ahora. Por eso están dentro del álbum porque tiene sentido. Hay canciones que escribí hace tres años y que he vuelto a escuchar para seleccionar para el álbum, pero que ya no tiene sentido sacarlas en el álbum porque no hubiesen encajado bien. Las canciones que he puesto en el álbum todas tienen sentido con lo que yo quería contar y eso me ha hecho mucha ilusión. Las nuevas es verdad que las he escrito con mucho más tiempo. Quizás por eso hay bastante más variedad, porque he tenido más tiempo para experimentar con un montón de cosas, con un montón de ritmos, con guitarras, con melodías, con instrumentos nuevos, y eso me ha hecho mucha ilusión. Poder tener tiempo para componer, porque cuando estoy de gira me cuesta mucho. Yo no puedo componer cuando estoy de tour porque tengo que descansar. Estoy en otro mood totalmente distinto.

Álvaro Soler tiene claro que la música se ha convertido en su principal canal de expresión e inspiración. Y sus seguidores están dispuestos a seguir disfrutando de él.

INTERVIEW WITH ZERO MAGAZINE MEXICO (12/07/2021)

Álvaro Soler regresa con mucha MAGIA este 2021 para todo su público

12/07/2021 --- Zero Magazine Mexico

 

Álvaro Soler regresa, este músico hispano-alemán después de tomar un descanso durante el 2020 regresa con su nuevo álbum MAGIA y nueva música que estamos seguros encantará,  Álvaro además de hablar seis idiomas ha tenido increíbles éxitos a lo largo de su carrera, más de 80 premios de oro y platino en todo el mundo, dos millones de álbumes vendidos en diferentes países y más de 1500 millones de reproducciones de visualizaciones de sus videos, además de actuar junto Jennifer López en las Vegas y Miami, y ser jurado en exitosos programas como X Factor Italia y The Voice Kids 2021.

Álvaro Soler ahora nos cuenta un poco de él, de su carrera y de este nuevo álbum junto con los proyectos que tiene especialmente para todos sus fans y seguidores.

¿Siempre te gustó la música o cómo fue que comenzó esta pasión? 

Si, desde los 10 años empecé a aficionarme al piano y a mis padres les pedí un piano Casio eléctrico pequeño para que pudiera tocar en casa y tuve la suerte de que me lo regalaron, ese fue un momento muy importante, los comienzos de mí en la música fueron con ese piano, incluso aprendí a tocar según yo canciones con el piano mismo porque me decía que teclas tocar en una mini pantalla así que eso me ayudó mucho al principio, de hecho también mi abuela tenía un piano de pared y ahí tocaba canciones también, mi abuela me enseñó una canción y me empezó a gustar la música desde entonces.

 

¿Hay algo dentro de tu carrera que no hayas hecho y te gustaría hacer o algo que quisieras repetir? 

 

Hay un montón de cosas que me gustaría volver a hacer, tocar en México otra vez, eso sería fantástico, hay muchos sitios donde me gustaría volver a tocar de hecho, ahora mismo lo que más me apetece es volver a tocar en vivo es lo que más echo de menos pero hay otras cosas, por ejemplo me gustaría hacer una canción con un montón de países, con un monto de idiomas, algo así como una colaboración en cada país para unir a toda la gente.

¿Cómo te ha tratado la pandemia hasta ahorita en cuestión de trabajo y proyectos?

Yo monte un estudio en mi casa por suerte en enero y con ese estudio pude experimentar un montón y hacer música, pero la pandemia nos ha quitado los en vivos, nos ha quitado la conexión con la gente, nos ha quitado un montón de cosas y la verdad que hacen falta, entonces con los conciertos se nota muchísimo esa falta que hacen, nos devuelven parte de lo que éramos, igual el encierro me ayudó mucho a poder escribir el álbum de Magia, este  ha sido creado casi enteramente en pandemia así que por una parte sí me ayudó también mucho la verdad.

Cuéntanos sobre tu nuevo álbum Magia 

Es mi tercer álbum de estudio y es un álbum donde tengo un montón de canciones que hablan de muchos temas que me rondan por la cabeza y sobre todo muchas experiencias personales que me ayudan a ser mejor persona y me ayudan a crecer, igual muchas de estas canciones los uso para sacar emociones, como que plasmarlas en estos temas es como una especie de terapia y para mí la música siempre ha sido eso, entonces trato de transmitir esa misma sensación. 

Hay muchas canciones que tienen instrumentos nuevos, he comprado instrumentos durante los viajes de hace muchos años por muchos sitios, me compre una trompeta mexicana por ahí en las calles de la Ciudad de México, también en Colombia y Venezuela y he grabado todos estos instrumentos con el álbum así que tengo ganas de que la gente escuche estas canciones con estos nuevos sonidos y a ver que piensan, no sé, tengo muchas ganas de que salga ya, llevo mucho tiempo trabajando en este álbum y quiero que salga para que la gente lo haga suyo. 

¿Cuál es la historia que nos cuenta el primer sencillo de este álbum del mismo nombre Magia?

 

La palabra magia la usamos sobre todo para momentos donde no sabemos describir la sensación que sentimos, la emoción que sentimos, es una palabra Joker, es como que cuando algo es “mágico” es como que no sabes cómo describir esa situación a parte de decir que es mágico y es muy bonito, porque hay cosas que no hace falta definir, hay cosas como que son así y punto, no hace falta buscar una explicación para todo eso, sino que sólo con sentirlo ya es suficiente y magia para mí es esa esperanza que hacía falta y que hace falta en estos tiempos para soñar con las cosas que queremos hacer y que nos gustaría hacer, es una canción que sale para motivar a la gente y a mí mismo también para creer en eso que nos motive un poco. 

¿Después de este álbum hay nuevos proyectos para ti? 

Después de este álbum vienen más canciones también, o sea que no se acaba aquí el año, vienen bastantes canciones más de hecho y con colaboraciones muy buenas, tengo muchas ganas de poder enseñarles ya todo, tengo que grabar un par de videos este verano y luego los sacaré así que hay mucho trabajo, pero muy bueno.

INTERVIEW WITH EL PERIODICO (21/07/2021)

Álvaro Soler: "'Magia' es como yo: un día hago una cosa y al siguiente otra"

 

21/07/2021 -- El Periódico 

‘Magia’ es el nuevo trabajo de Álvaro Soler, también conocido como ‘el chico del verano’ – mote que él mismo admite entre risas – por sus estrenos en época estival. Como ya hizo con ‘Sofía’ o ‘El mismo sol’ - su gran debut en solitario junto a Jennifer Lopez -, canciones que inundaron las discotecas españolas y también en Italia o Suiza, donde el de Sant Cugat tiene un gran tirón.

¿Qué ha cambiado del Álvaro Soler de ‘El mismo sol’ al que está aquí hablando conmigo?

Han cambiado un montón de cosas. En lo personal, a nivel confianza, formas de trabajar… También en experiencia ya que he podido viajar y coger mucha experiencia sobre el escenario, en entrevistas, el estudio… Para mí lo importante es seguir aprendiendo siempre. Durante la pandemia he mejorado mis habilidades en guitarra y también he aprendido a tocar nuevos instrumentos que compraba en los países que visitaba como la gaita colombiana o el cuatro venezolano. De hecho, se pueden escuchar en algunas canciones de este álbum

Un primer álbum que es además el primero en el que también apareces como productor

Yo había producido antes pero cuando comencé con ‘El mismo sol’ lo hice con un grupo de productores. En esa época yo estaba hasta arriba y ya no podía más. Para hacerlo bien se necesita pasar el día en el estudio y entre la gira mundial, videoclips, entrevistas y producir… te puedes despedir de tu vida personal. Pensé: Qué bien, alguien va a hacerlo por mí y quitarme algo de faena. Pero me hace mucha ilusión ponerme de nuevo a producir.

¿Hay alguna niña mimada entre las 13 canciones nuevas?

‘En tu piel’ es mi canción favorita. Me encanta compartir momentos y esta habla de como te sueldas a otra persona y llegáis a ser una. Es algo que me representa al 100% y me partí el coco para componerla y producir unos acordes que no fueran los típicos. Me tomé mi tiempo porque merecía me atención. Y estoy muy orgulloso de ella.

Es más fácil escribir sobre emociones tristes. Es importante que la música tenga corazón y sentimiento

Quizás estamos acostumbrados al Álvaro de música alegre, pero en ‘Magia’ tiene varios temas “cortavenas”. ¿Le es fácil escribir sobre emociones negativas?

De hecho, eso es más fácil. En mis inicios yo solo escribía baladas y canciones tristes. Cuando comencé a escribir canciones con más ritmo, ví que tuvieron éxito y ahora todo el mundo me conoce como ‘El chico del verano’, pero para mí la música es libre y lo importante es que tenga sentimiento y corazón. Prefiero mostrar más caras y sensaciones.

 

Además, en ‘Despiertos’ le podemos escuchar rapear. ¿Tiene a un rapero interior?

*ríe* En ese momento lo sentí, me moló y lo incluí. Dije: ¿Por qué no?, y esa es la actitud de ese disco. ¿Por qué hay que hacerlo todo tan cuadriculado? Con ‘Magia’ me he abierto a experimentar y por eso lo considero tan íntimo. Es bastante como soy yo, un día hago una cosa y al siguiente otra. Puedo cantar español u otro idioma, lo importante es el sentimiento que pones y transmites.

Habla 7 idiomas, entre ellos japonés ¿Podríamos llegar a verle componer en japonés?

Con el japonés te has pasado *ríe* En japonés no, pero en francés sí. En ‘Te busqué’ canto en francés con un verso que escribí con una amiga belga y en Hawaii termino en inglés. Simplemente me salió en ese idioma y dije, ¿para qué cambiarlo? En alemán tampoco me he atrevido de momento porque no me suena tan bonito.

 

También podemos escuchar las voces de sus hermanos, Paula y Greg. ¿Es la música una tradición familiar?

 

Ni mis padres ni mis abuelos son musicales pero los tres hemos salido que nos encanta la música, tocamos y cantamos. Creo que es porque en casa siempre había música puesta y hemos mamado bastante arte por ahí. Mucho Phil Collins, Elton John, Gloria Stefan, Juanes…. Todo se ha quedado ahí y va saliendo. Es una suerte poder conectar con tus hermanos musicalmente. Y no hay que explicarles nada porque ambos cantan estupendamente.

 

¿Necesitaba el ‘stop’ que le proporcionó la pandemia?

 

Sí. Yo ya había planeado ese ‘stop’ antes de la pandemia. Quería hacer proyectos sociales y fuimos a Kenia a ayudar a gente que sufre de desnutrición. Fue bueno tener ese momento y cuando volví nos confinaron y me pude dedicar a mi disco. Aproveché para hacerme un estudio en casa.

Los fans ya pedían su regreso. ¿Ha notado esa presión?

Más que presión, sentía las ganas de la gente. Me escribían para decirme que sacara algo, que necesitaban mi música y eso me hizo sentir muy feliz porque mi trabajo cobra sentido. Cuando me quitaron los conciertos me sentí un poco inútil, pero ver que la gente pide tu música se sintió increíble. Les dije que tenía la canción perfecta y supe que ‘Magia’ tenía que ser el próximo sencillo porque representa la esperanza que necesitamos ahora.

INTERVIEW WITH THE PERUVIAN NEWSPAPER LA REPUBLICA (22/07/2021)

Álvaro Soler: “La música ha demostrado ser una gran guía en esta incertidumbre”

 

22/07/2021 -- La Republica 

El cantante hispano-alemán volvió a la música tras una larga pausa con Magia, su nuevo disco donde expone sus sentimientos más ocultos en cada tema.

 

Álvaro Soler estuvo casi un año y medio sin lanzar un disco de su autoría. Su alejamiento de la música, tomada por decisión propia, se debió a que necesitaba recuperar espacios personales que había perdido.

Sin embargo, en este 2021 el cantante hispano-alemán de 30 años regresó con un nuevo álbum donde recopila temas que había compuesto durante la pandemia, y otros sacados de su viejo baúl. Magia es el título de este proyecto que lo ha calificado como el mejor, hasta la fecha.

- ¿Por qué escogiste Magia para que sea el nombre de portada principal del álbum? ¿Qué significa para ti?

 

Para mí, Magia es como un sentimiento tan grande que no nos cabe en palabras. Es importante y necesario, en estos últimos años, mandar un mensaje de esperanza y de apoyo porque muchos lo necesitan. Incluso hasta mí. La música ha demostrado ser una gran guía en esta incertidumbre. Estoy contento de presentar la canción con este mensaje de esperanza y apoyo.

- Dijiste que has experimentado bastante con este disco y la has calificado de “versátil, íntimo y atrevido”, ¿te consideras una persona de riesgos?

Depende de la situación. Sería un riesgo controlado (risas). Me gusta ir hasta el límite, pero tampoco tan a lo extremo. No saltaría de 16 metros de un acantilado.

- Estuviste en pausa por mucho tiempo y la pandemia alargó más este período de ausencia, ¿qué fue lo más complicado de lo vivido en este tiempo?

Fue no ver a mi familia ni tener ese contacto con la gente, mi público. No se pudieron realizar conciertos. Costó no tener esa conexión directa con la gente, que siempre suele estar ahí.

- ¿Algo positivo que rescates?

Al final tuve tiempo para mí. En vez de resolver los problemas de la gente, tuve que resolver los míos. Fue bueno porque nos pusieron el espejo adelante y tuvimos la oportunidad de mejorar cosas, o arreglar cosas que echamos de lado.

- Qué te impulsó a sacar canciones guardadas para incluirlas en Magia

Selecciono mis canciones por el sentimiento que expresan. Intento hacer una canción por cada emoción que siento, para que todo tenga sentido. Me apenó descartar algunas otras. Aunque vendrán más.

- Ahora que en la mayor parte de Latinoamérica ya están autorizando los conciertos presenciales, ¿cuándo te animas en hacer una gira por esta región?

- Personalmente, no he pensado hacer algo en Latinoamérica para este año. Quizá para el que viene. Espero que todo haya mejorado.

- ¿Tuviste la oportunidad de visitar nuestro país en algún momento?

Solo pasé por su aeropuerto (risas), pero sé que eso no cuenta. Pero me encantaría. Tengo amigos allí y ojalá pueda hacerse posible.

INTERVIEW WITH ECUADORIAN NEWSPAPER EXPRESO (03/08/2021)

Alvaro Soler: Un tipo normal con un toque de magia

03/08/2021 -- Expreso Ecuador

Aunque no sabe bailar muy bien, la música que hace es para pasarla bien y hacer un par de pasitos si le provoca. De madre española y padre alemán, Alvaro Soler guarda en su personalidad lo mejor de ambas culturas, además de poder conocer el mundo desde Asia, cuando vivió su adolescencia en Tokio.

El cantante barcelonés tiene 30 años y está presentando su tercer álbum, titulado Magia. Ese toque de fantasía lo encuentra en múltiples cosas, pero en especial en el arte. En una de sus canciones asegura que es un tipo normal, que no tiene grandes lujos ni pretensiones de grandeza. Sin embargo, puede provocar cosas especiales con una mirada o el contacto con la naturaleza.

La imagen más representativa del músico es él junto a su guitarra en un paisaje, claro ejemplo de que encuentra refugio en las cosas sencillas. “La magia es sinónimo de amor”, señala como resumen de este disco, que contiene trece canciones.

¿Hay algún motivo en específico para el orden del track list?

Escuché todas las canciones y vi cada energía de ellas para poder contar una historia. Alma y luz es el final porque habla de hogar, de cultura, de orígenes y un poco de prejuicios en las diferencias. Para mí, este es el mensaje porque yo he aprendido mucho de otros lados y sociedades y animo mucho a las personas a hacerlo.

Es un disco muy familiar, en él intervienen sus hermanos Gregory y Paula.

Ellos siempre han trabajando conmigo. En mi primer disco cantaron ambos. Me gusta inmortalizar a mi familia en este tipo de cosas. Es para que se quede marcado. Mi familia es mi apoyo y ellos son tan musicales y tan buenos cantantes que sería tonto no invitarlos.

¿Cómo describiría a Magia?

Con las palabras esperanza, fuerza y amor. Y te lo explico: la música nos ha dado mucha esperanza en este tiempo. La música tiene la fuerza de unir. Y cada canción describe el amor para muchas circunstancias.

En su crecimiento tuvo influencia europea y asiática, pero su música suena cada vez más latina. ¿Le gustaría mudarse a este lado del mundo para inspirarse más?

Lo de ser un nómada moderno es bonito, pero también duro. A mí no me gusta estar viajando mucho y vivir en una maleta. Intento tener mi base. Pero no me cierro, sabes. Podría probar vivir un tiempo en Ecuador o en México. Mi base actual son dos ciudades: Berlín y Barcelona.

En Alemania es juez de La Voz Kids. ¿Cómo ha sido la experiencia con los niños?

Es una locura. Es ser maestro de unos niños que tienen más agallas que yo. A su edad, yo jugaba al Game Boy y no me subía a ningún escenario. Para mí es bastante curioso acompañarlos porque me asombra su trabajo y me dejo guiar. Ellos lo hacen muy bien y bonito.

En enero cumplió 30 años. ¿Su música se muestra más madura al llegar a esta edad?

 

Para mí, llegar a los 30 ha sido fantástico. Estoy mejor que a mis 20. No siento ninguna limitación, aunque a las personas les moleste un poco llegar a esta edad. Ahora tengo más libertad que antes, las cosas más claras, una vida más estable, más experiencia. Y todo esto se refleja en el álbum.

¿Cuál es la canción de Magia que describe mejor esta etapa?

(Lo piensa) Puede ser En tu piel. Sí, esa. Es mi favorita del álbum. Es una canción muy romántica que habla de la conexión con una persona, que es tan fuerte que solo quieres fundirte en su piel. La producción y la instrumentación son un poquito más de treintañero (risas).

Entonces esta edad le está dando la posibilidad de entregarse más en todos los aspectos…

Cien por cien. Por eso estoy probando muchas más cosas. En una canción hago un rap, algo que fue improvisado. Yo ahora solo me digo “¿por qué no?” y lo hago, siempre que las cosas me den ilusión.

Tipo normal es un tema con el que parece que se describe y es diferente. Es parte de la sencillez que transmite.

 

Lo escribí porque me choca mucho la opulencia. Yo escucho mucha música y en el reguetón creo que es una temática muy usada. Al final, todo el mundo muestra lo que tiene, pero nadie habla de sentimientos y que es suficiente querer a la persona. Esa canción me encanta y la cuento desde mi perspectiva. Es lo que ofrezco yo como ser humano. Sabes, es como una primera cita en la que vas diciendo lo que eres y los contrastes que hay.

Salir de gira tiene un poco de azar

La gira de Magia empezó en marzo pasado y ahora tiene fechas confirmadas por varias ciudades de Alemania. Y también estuvo en España e irá a Italia. Pero la COVID-19 sigue modificando las cosas en los países europeos. “Tenía muchas ganas de volver al ruedo y de poder viajar un poco. Trabajar desde casa te limita un poco. Estamos haciendo algunos conciertos y unos pocos se están cancelando, pero estamos contentos con el feedback. Hace una semana tuve uno en Barcelona, pero algunos planeados de otros eventos y artistas han sido cancelados. Espero que esto no siga pasando y no nos veamos afectados. Hay que mantenerse a salvo, aunque la gente se esté vacunando. Hay que tener cuidado antes de abrir todo por completo. En España todo ha mejorado, pero hay que tener seguridad y lo importante es el público”.

INTERVIEW WITH THE FRENCH WEBSITE JUST MUSIC (23/07/2021)

INTERVIEW: Rencontre avec Alvaro Soler

23/07/2021 -- Just Music Fr

 

Alvaro Soler va vous faire danser tout l’été avec son nouvel et excellent album « Magia ». Il a répondu à toutes nos questions avec une grande générosité.

JustMusic.fr : Tes deux premiers albums ( « Eterno agosto » : 2015 et « Mar de colores » : 2018) ont rencontré un immense succès à travers le monde. Comment as-tu vécu tout ça ?

Alvaro Soler : C’était fou ! J’ai commencé en 2015 et tout est allé très vite dès la sortie de mon premier single. Les titres qui ont suivi ont également eu du succès et je suis de retour avec « Magia ». Je suis vraiment heureux d’avoir eu autant de chance durant toutes ces années et je suis content de continuer (sourire).

JustMusic.fr : Pendant 1 an et demi tu as mis de côté la chanson pour être notamment juge dans « X Factor » en Italie et coach dans « The Voice Kids » en Allemagne. Qu’est-ce que ça t’a apporté ces expériences télévisuelles ?

 

Alvaro Soler : C’était cool pour moi de découvrir comment fonctionnait le monde de l’audiovisuel et j’ai été très chanceux de faire partie de ces programmes qui rencontrent un tel succès ! J’ai adoré travailler avec des enfants et toute l’équipe était cool. J’ai eu l’opportunité d’offrir à des talents de chanter dans cette émission, et c’était une grande responsabilité de les choisir. C’était très intéressant et j’ai beaucoup appris de tout ça.

 

JustMusic.fr : Tu viens de sortir ton nouvel album « Magia », un disque que tu considères comme le plus intime et le plus personnel. Pourquoi ? Comment s’est passée la création de tes nouvelles chansons ?

 

Alvaro Soler : J’ai pu travailler en famille car ma sœur et mon frère chantent sur l’album. J’ai toujours fait de la musique avec eux et c’était sympa de pouvoir enregistrer avec eux. C’était bien car j’ai eu le temps d’écrire mes chansons chez moi dans mon petit studio. J’aime le fait d’avoir pu créer tranquillement chez moi car d’habitude je suis en tournée, dans des émissions… et j’ai très peu de temps pour écrire des tubes. C’était cool d’avoir plus de temps et ça m’a beaucoup inspiré.

 

JustMusic.fr Tu as dit que d’avoir 30 ans t’avait changé. N’as-tu pas peur de vieillir contrairement à d’autres ?

 

Alvaro Soler : Non, je n’ai pas peur car vieillir est une bataille que nous ne pouvons pas gagner (sourire). Nous devons faire avec et nous devons être ami avec le temps qui passe. Je me sens comme si j’avais la vingtaine donc je n’ai aucun souci d’avoir trente ans (sourire).

JustMusic.fr : Le premier single est le titre « Magia ». Comment s’est passé le tournage du clip à Costa Brava ?

 

Alvaro Soler : « Magia » a d’abord été tourné à Berlin puis à Costa Brava. Nous avons dû le faire à Berlin car nous étions en quarantaine. Je voulais exactement le paysage que tu peux voir dans le clip et nous nous sommes également servi d’effets spéciaux. C’était très cool !

JustMusic.fr : Dans le titre « Despiertos » tu as rappé pour la première fois. D’où ça t’est venu ?

 

Alvaro Soler : J’adore plusieurs styles musicaux et j’écoute beaucoup de rap, de hip-hop… Pour le deuxième couplet je voulais quelque chose de plus rapide donc c’est le rap qui convenait le mieux. Je ne suis pas rappeur mais je me suis dit pourquoi pas, comme l’état d’esprit du disque. Je suis très content du résultat (sourire).

JustMusic.fr : Ce titre parle des réseaux sociaux, alors quel est ton avis sur tout ça ?

Alvaro Soler : Je pense que si je n’étais pas musicien je n’aurais pas de compte Instagram. J’aime beaucoup ce réseau social mais ça prend beaucoup de temps. Il y a des personnes qui sont accros à tout ça et il faut faire attention. Parfois, je me déconnecte pendant plusieurs jours et je pars en vacances (sourire). Et ça fait du bien ! Il faut vraiment faire attention à tout ça et surtout pour les plus jeunes car ça peut être dangereux.

JustMusic.fr : Peux-tu me présenter ta sœur Paula et ton frère Greg qui chantent avec toi sur ton album ?

 

Alvaro Soler : Ils sont tous les deux plus jeunes que moi, mon frère est également un artiste et il a son propre projet. Il chante avec moi sur « Differente » et c’est une très belle chanson. Ma sœur chante à la fin de « Déjala que baile » et c’était de l’improvisation. Elle était venue me voir en studio et ça s’est fait comme ça. Ils font aussi les chœurs sur d’autres titres.

 

JustMusic.fr : Et ta collaboration avec Cali Y El Dandee sur ton nouveau single « Mañana » ?

 

Alvaro Soler : Je leur ai envoyé le titre il y a plusieurs mois et on se connaît depuis 6 ans. Nous nous sommes rencontrés une seule fois et nous avons toujours voulu collaborer ensemble. Ça a enfin pu se faire après 6 ans (sourire) et j’en suis très heureux ! Ils étaient la pièce qui manquait à la chanson et ils m’ont apporté la touche urbaine que je voulais. Ils sont talentueux et très sympas ! Ce sont deux frères et ils ont produit le tube ‘Despacito » donc ils sont très forts (sourire) !

 

JustMusic.fr : Quel est le meilleur souvenir que tu as de ton premier tube « El mismo sol » ?

 

Alvaro Soler : C’était mon premier numéro 1 et ça m’a rendu fou car c’était en Italie ! J’habitais en Allemagne avec mes collocs et nous sommes allés voir les classements sur iTunes. Quand nous avons vu que j’étais N°1, on n’a rien compris et j’ai fait une capture d’écran (sourire). J’ai vécu de très belles choses grâce à ce titre et j’en suis très fier !

 

JustMusic.fr : Quelle est la chanson que tu vas écouter tout l’été ?

 

Alvaro Soler : « Yonaguni » de Bad Bunny. J’adore ce titre et je trouve que c’est un artiste très talentueux ! Il est d’origine portoricaine et je vous le conseille pour cet été !

 

JustMusic.fr : La pandémie t’a changé comme nous tous, alors peux-tu me donner ta nouvelle vision de la vie ?

 

Alvaro Soler : Il faut prendre soin les uns des autres ! J’ai toujours beaucoup travaillé et je ne voyais pas mes proches, donc je dirais qu’il faut prendre du temps pour être avec les gens qu’on aime. Il faut savoir se reposer quand on va au-delà de ses limites.
 

J’ai commencé à méditer et je trouve que ça un bien fou ! Il faut également bien manger quotidiennement pour être en bonne santé et pouvoir faire de nombreuses interviews (sourire).

 

JustMusic.fr : Peux-tu conclure en français ?

 

Alvaro Soler : Mais bien sûr (sourire) ! J’ai étudié le français à l’école, je ne parle pas très bien mais je suis très heureux de parler de « Magia » avec toi. J’espère vous voir en concert l’année prochaine et je serai au Bataclan le 22 mars 2022, donc ça sera fantastique (sourire) !

INTERVIEW ON BB RADIO MITTERNACHTSTALK (31/07/2021)

INTERVIEW ON ARGENTINIAN RADIO STATION FM VALE 97.5 (26/07/2021)

INTERVIEW WITH SALVADORIAN TV CHANNEL TELE DOS (31/07/2021)

INTERVIEW ON CANAL DE LA MUSICA (29/07/2021)

INTERVIEW ON LOS 40 PRINCIPALES ARGENTINA (27/07/2021)

INTERVIEW WITH ARGENTINIAN RADIO STATION FM LIKE 97.1 (26/07/2021)

INTERVIEW WITH DUTCH WEB SITE FACE CULTURE (15/07/2021)

INTERVIEW ON THE NICARAGUAN TV PROGRAM PONCHANDO (14/07/2021)

INTERVIEW TO EMPIK MEGASTORE POLAND (12/07/2021)

INTERVIEW TO POLISH JOURNALIST NATALIA SISIK (09/07/2021)

INTERVIEW TO GERMAN NEWSPAPER ZEITUNG (08/07/2021)

INTERVIEW BACKSTAGE AT LOS 40 PRIMAVERA POP (18/06/2021)

INTERVIEW TO O2 MUSIC (27/05/2021)

INTERVIEW WITH CADENA DIAL (11/03/2021)

Álvaro Soler: «Dios mío, va a ser el peor videoclip de la historia» y salió Magia

11/03/2021 -- Cadena Dial

El pasado 5 de marzo Álvaro Soler lanzaba Magia. Un grito a la esperanza y al deseo de volver a hacer cosas que la vida nos ha arrebatado de repente. Este sencillo es el primer adelanto de lo que será Magia, el disco. A pesar de no haber fecha concreta, el cantante ha adelantado que será el verano el encargado de traer el lanzamiento de este álbum.

En el nuevo proyecto encontraremos una colección de canciones que ha ido guardando en un cajón y que, ahora, ha llegado el momento de sacarlas el brillo que siempre han guardado. Después de este lanzamiento hemos podido charlar con él para que nos cuente todo lo que ha sentido con esta canción y todo lo que vendrá en el futuro: «Hay cosas nuevas, va a ser muy divertido. ¡Tengo muchas ganas!»

P: Estás aquí para hablarnos de Magia, tu último sencillo. ¿Cómo ha sido para ti lanzar esta canción después de tanto tiempo?

R: Está siendo raro en tiempos de pandemia porque la última vez que presenté una canción, además de Barrer a Casa, era con tiempos de otra normalidad. Y está siendo distinto, pero la verdad que estoy muy contento de poder aportar mi granito de esperanza y de apoyo moral. Al final la música tiene una fuerza increíble en estos tiempos difíciles y quiero aportar mi granito de esa manera.

P: Magia es una canción muy especial, tanto para ti como para el resto, ya que has querido reflejar un mensaje de esperanza. Algo que tanta falta hace en estos tiempos. ¿Qué moraleja querías transmitir exactamente con este tema?

 

R: La canción empezó porque mucha gente me escribió el año pasado y me decía “2020 está siendo horrible ¿por qué no sacas una canción? pensábamos que ibas a sacar la tuya como siempre”. Y es verdad que justo fue el año que me iba a tomar un año de respiro para poder vivir y tener más experiencias sobre las que hablar. Por eso cuando me escribieron eso pensé que tenía que escribir una canción que represente justamente eso y que fuese 100% Álvaro Soler.

Hay evoluciones, pero creo que el primer single tenía que ser Magia porque esta esperanza es lo que quiero transmitir y además esa gente me dice que eso es lo que represento. Por eso, estoy encantado de poder traer a todo el mundo las buenas vibras.

P: Además, la canción ha salido acompañada de un videoclip espectacular en el que has cuidado todos los detalles. ¿Cómo fue el proceso de grabación?

R: Fue un poco distinto porque es la primera vez que grabo con croma, sigo prefiriendo grabar en la intemperie. Pero, ha sido muy divertido porque teníamos que ser muy creativos. Íbamos a grabarlo en Tenerife, pero por los permisos no dio tiempo. El equipo de producción me dijo que podíamos hacerlo en Berlín adaptándonos a la situación y yo dije ‘Dios mío, va a ser el peor videoclip de la historia’. Me dijeron que había un parque tropical aquí al lado donde hay que cuidar los ángulos porque si le das algo más a la derecha le das a los monos que hay al lado y si te vas demasiado para arriba le das al techo. Pero me gustó porque al final el proceso era más creativo. Las escenas debajo del agua eran en una piscina al final.

P: Durante el rodaje, ¿hubo alguna anécdota que nos puedas contar?

R: Hay muchas, fue bastante divertido. Alquilamos esa piscina y eso nos fue bien porque si no, no podríamos haber grabado en ese parque. Lo que fue muy divertido es que cuando llegamos a esa piscina tenía que aprender a tirarme al agua hacia atrás. Había un chico que me tenía que enseñar a cómo tirarme para que quedase estético. Me lo empezó a explicar y yo pensaba ‘madre mía no pensaba que iba a necesitar una persona para aprender a tirarme a la piscina’.

Álvaro Soler para el videoclip de Magia

P: ¿Cuál crees que es la ‘magia’ por la que, tanto la canción como el clip, han gustado tanto? ¿Por qué gusta tanto Álvaro Soler?

R: Al final yo creo que es por la naturalidad, ser sincero con lo que es la energía positiva es algo que todo entendemos. Magia para cada uno es distinto, para mi magia son los momentos pequeños. Soy una persona que con cosas pequeñas me pongo muy feliz. Por ejemplo, ahora que estoy en Berlín grabando La Voz Kids, me compro jamón ibérico y ya soy feliz. Da igual si está lloviendo, nevando o si estoy fuera de casa. Esas cosas me transportan y Magia para mi es eso.  En la cuarentena todos hemos vivido esos momentos de estar en casa y volver a descubrir todo lo bonito que hay en las cuatro paredes de casa, eso es magia apara mí. Al final la canción también habla del deseo de volver a salir, el deseo de la libertad y lo que nos gustaría volver a hacer. Por eso yo creo que todo el mundo conecta con este mensaje de esperanza porque la música tiene la importancia que debe tener y es enorme esa fuerza que tiene la música. Es fácil conectar por eso con la gente ahora mismo.

P: Este tema es el primer adelanto de lo que será tu próximo disco. ¿Será esta la línea que siga el estilo de todo el álbum?

R: Magia es una canción que funciona por sí sola. Es mi respuesta a los mensajes que la gente me escribía y me escribe, es ese intercambio de energía. El álbum tiene un montón de estilos. En mis discos intento meter siempre diferentes colores porque me encanta experimentar. Hay canciones de ‘tempos’ que nunca he hecho, hay cosas nuevas. Va a ser muy divertido y tengo muchas ganas. También hay colaboraciones muy guais que no puedo anunciar, pero pronto.

P: Ya has desvelado que saldrá en verano, que el título del disco es Magia, pero en una de tus ultimas publicaciones dijiste que se venían nuevas y grandes sorpresas pronto. ¿Cuánto es pronto y qué me puedes decir al respecto?

R: La sorpresa más grande que tenía preparada era Magia y todo lo que con ello se venía. Pero es verdad que ahora se vienen muchas más canciones. Ayer estuve grabando en el estudio una colaboración, estoy intentando grabar todo ya para ir más sobrados de tiempo, que siempre vamos pillados. (risas).

Habrá muchas sorpresas en cuanto a colaboraciones. Hay cosas muy chulas y con gente que admiro mucho y que son unos músicos y cantantes espectaculares y que creo que va a ser muy bonito, muy potente.

P: ¿Con qué palabras te atreverías a definir el próximo disco?

R: Ecléptico, personal y colección porque al final es una especie de colección de canciones que he ido guardando en el tiempo porque igual no me sentía listo sacar una canción de ese tipo o estaba esperando el momento para darle esa importancia y no lo encontré. Y ahora todas esas canciones están en este disco. Así que hay canciones nuevas y otras más antiguas.

Esto también era una prueba de fuego porque si tenía una canción guardada escrita de hace cuatro años y ahora me sigue gustando, eso es buena señal por eso se merece estar en el álbum.

P: Eres uno de los artistas más completos e internacionales. Tu música llega a miles de personas que están en diferentes lugares del mundo. ¿Cómo te hace sentir eso?

Es precioso, es una cosa que me hace muy feliz. A mí me encanta hablar idiomas y pienso que podemos aprender tanto de otras culturas que por eso me hace muy feliz que la música me lleve a esos lugares también. Por ejemplo, la República Checa fue uno de los sitios en los que más sorpresas me llevé, cuando planeamos la gira, fue el concierto más grande con ocho mil personas. Entonces te preguntas, ‘¿de dónde sale tanta gente en Praga para venir a mi concierto? ¿Qué he hecho?’

P: Es que, además, en tus vídeos y directos, tienes que estar traduciendo todo el rato para integrar a todos los seguidores. ¿No te lías alguna vez? Hasta el punto de que no sepas ni tú ya en qué idioma estás hablando

R: Claro, todo el rato me pasa. (risas) El problema es que nadie estará contento en todo momento porque alguien de repente dirá ‘uy no entiendo nada’. Es un poco complicado porque aún no tengo la fórmula secreta para poder hacerlo, creo que hablaré con música pronto. Solo hablaré con canciones porque claro siempre alguien va a sentirse excluido, pero por eso intento cambiar de idioma e intentar involucrar a todo el mundo. Por eso yo animo a que todos aprendan español. (risas)

P: Has vivido tantas cosas y en tantos lugares durante todo este tiempo que ¿Cuál dirías que ha sido la experiencia más increíble que te ha dado la música?

R: La música me ha dado la oportunidad de conocer a uno de mis enormes ídolos y de tocar con él en un escenario, Phil Collins. Me invitaron a un concierto que hacían en su fundación y se acercó su mujer a darme las gracias por acudir. Y bueno, el estudio donde lo grabamos fue donde se grabó la banda sonora de Tarzán y yo soy super fan de esa banda sonora por lo que estaba en un sueño aquel día. Y su mujer me dijo queríamos que vinieses a tocar con Phil y yo mire a mi manager y obviamente no podía decir que no. Fue una pasada porque tocamos en concierto y fue increíble. Ese fue uno de mis momentos estrella.

P: El otro día tus fans te pedían un concierto virtual. ¿Tienes pensado hacer algo en los próximos meses?

R: Sí, eso es lo que estamos mirando. Estoy preparando algunos conciertos, también en persona. Aprovecho a decir que el próximo 25 de junio toco en Barcelona que es uno de los que tenía ya preparado y que se tuvo que posponer para esa época por lo que estoy muy contento de que se pueda hacer. Estoy también mirando para hacer alguno en livestream. Hay diferentes soluciones para cada país.

En Alemania se hace una cosa muy divertida que son los ‘concierto picnic’, son espacios abiertos y la gente se sienta en el césped con su comida o lo que sea y disfrutan de un concierto. Pero sí, tenemos que ver de qué maneras se pueden hacer, livestream me encantaría, aunque en primera línea me fliparía hacerlo más en persona.

P: ¿Cómo te gustaría que fuese tu vuelta a los escenarios ya con Magia fuera? Hablando de una vuelta lo más parecida posible a la antigua realidad de lo que eran los conciertos.

R: Yo siempre he puesto mucho valor al directo y bueno la gente ve que somos 9 sobre el escenario y que tenemos un montón de instrumentos. No me gusta casi nada que salga nada de sonido del ordenador, me gusta que todo sea en directo porque así con tantos músicos se puede improvisar según la atmosfera del momento y la energía del público en cada tema. Por eso a mí me gusta dar otro estilo a las canciones, porque al final las canciones son eternas, solo las vas cambiando de ropa. En esos momentos la conexión es increíble y me hace falta, lo noto.

Álvaro Soler nos ha dejado con la miel en los labios y las ganas activadas para escuchar todo lo que está por venir. Estaremos muy atentos para seguir sus pasos ¡bien de cerca! No podemos perdernos nada de lo que anuncie porque estamos seguros de que van a ser cosas espectaculares. Pero, las sorpresas no han acabado. Estad atentos a las redes de Cadena Dial porque pronto habrá más contenido exclusivo de la entrevista con el cantante. Va a ser muy divertido así que… ¡no te lo pierdas!

INTERVIEW WITH KLATSCH TRATSCH (12/03/2021)

Alvaro Soler: „Die packen mich da immer in die Tiefkühltruhe!“

12/03/2021 --- Klatsch Tratsch

Auf Álvaro Soler ist Verlass: Mit seiner Musik schafft es der 30-Jährige regelmäßig, Sommer-Feeling und jede Menge Leichtigkeit in den Alltag zu bringen. Neben der ganzen guten Laune ist der Strahlemann auch in viele TV-Projekte involviert. Im Interview mit Klatsch-tratsch.de spricht Alvaro über Trickserei in Videos, seine Eindrücke von „The Voice Kids“ und warum er nie ins „Sommerhaus der Stars“ ziehen würde.

Wovon handelt deine neue Single „Magia” ?


In Spanien sagen wir, wenn man irgendwas nicht beschreiben, aber fühlen kann, dass es „magisch” ist. Es ist quasi ein magischer Moment. So was sagen wir auch nur, wenn wir keine richtigen Adjektive finden, die dazu passen und das ist dann „Magia“. Magia ist vor allem, sich in diese kleinen Momente zu verlieben. Zum Beispiel in den Moment, mal wieder einen schönen Kaffee zu trinken. Dinge, die einem im letzten Jahr immer wichtiger geworden sind. Die kleinen Dinge im Leben eben, die einen glücklich machen.

Magia ist für mich Hoffnung. Ich will den Leuten in dieser Zeit, in den wir alle noch kämpfen müssen, gute Laune geben und auch Hoffnung. Die Leute sollen merken, dass es noch nicht zu Ende ist. Es gibt noch Hoffnung und wir boxen uns gemeinsam durch diese Zeit. Ich glaube, meine Musik hat eine unfassbare Stärke, die Menschen verbindet. Deshalb war es mir auch so wichtig, dieses Jahr noch mal eine hundertprozentige Alvaro-Style-Single rauszuhauen, die genau das mit den Leuten macht, was sie auch in den vorherigen Jahren gemacht hat.

Gibt es schon Features, die du verraten kennst – vielleicht sogar jemand aus den Camp von „Sing meinen Song”?


Nein, leider nicht. Bis jetzt habe ich eher internationale Features und keine Features aus Deutschland. Es wird auf jeden Fall was Schönes geben, natürlich auch mit ein paar deutschen Features, aber ich kann dazu noch nichts Genaues sagen.

Bei deinem Musikvideo musstet ihr ja ein bisschen tricksen. Was war da los?


Ja, Corona war los. (lacht) Ich habe immer Bock, ein Video zu einem Gute-Laune-Song vor einer guten Kulisse zu drehen – einfach für die Sommer-Vibes. Ich bin selbst eine Sommer-Person. Ich liebe es, im Sommer barfuß rumzulaufen und das ist irgendwie schwer, im Winter zu verkörpern – vor allem in Europa. Hier ist wirklich richtiger Winter, nicht wie in Lateinamerika. Denn normalerweise haben wir alle Videos in Kuba gedreht. Dieses Jahr haben wir echt lange überlegt, wo wir drehen könnten, denn wir mussten ja wegen Corona in Europa bleiben.

Die Kanaren waren eine Option, aber es war zu knapp mit der Zeit. Wir hätten noch auf eine Genehmigung warten müssen und wegen Corona wusste man nicht genau, wie das abläuft. Da die Produktionsfirma in Berlin ist, habe ich mir dann gedacht: „Ich fühle mich sicherer, wenn wir das auch einfach hier in Berlin machen”. Die haben dann vorgeschlagen, im Botanischen Garten in Berlin zu drehen. Wenn man aus dem richtigen Winkel filmt, sieht das da echt aus wie im Dschungel. Dann wollte ich aber unbedingt noch eine Unterwasser-Szene haben. Es wurde dann vorgeschlagen, die Szene in einem Schwimmbad-Pool in Potsdam zu drehen. Die Poolwände wurden dafür schwarz abgeklebt und so sah es wirklich wie im Meer aus. Das war echt krass und hat viel Spaß gemacht. Wir mussten wirklich sehr kreativ sein und das war cool.

Du bist dieses Jahr das erste Mal bei „The Voice Kids” dabei. Was hat dich an diesem Format gereizt?


Ich finde generell „The Voice” als Format ist einfach super. Der Stuhl, der sich umdreht, ist in der Fernsehgeschichte einfach ikonisch geworden. Dabei zu sein und selbst zu spüren, wie es ist, in diesem Stuhl zu sitzen, war für mich einer der größten Neugier-Momente. Ich habe wirklich gestaunt, als ich da gesessen habe: Man hört durch die Boxen wirklich alles! Auch was die Sänger vorher sprechen, wenn sie nervös sind.

Bei den Kids ist das auch so: Wenn sie anfangen zu singen, bekommt man direkt Kopfkino und überlegt, wie alt die Person ist und ob es ein Junge oder ein Mädchen ist. Zum Beispiel denkt man sich: „Ok, könnte ein 14-jähriger Junge sein.“ Und dann dreht man sich um und sieht, dass es ein Mädchen ist. Das ist wirklich krass. Der Überraschungsfaktor ist so geil und den gibt es nur bei „The Voice Kids”, weil die Stimmen der Kids einfach noch ganz anders ist. Es ist oft noch nicht erkennbar, ob es ein Mädchen oder ein Junge ist. Bei den Erwachsenen hört man das schon eindeutiger. Die Kids haben so viel Bock und sind so unschuldig. Ich liebe das. Es hat mir unglaublich viel Spaß gemacht und ich bin gespannt, es im Fernsehen zu sehen.

Was war dein erster Eindruck von deinen Jury-Kollegen? 


Um ehrlich zu sein: Die Fantas (Michi und Smudo) kannte ich gar nicht, weil ich bin ja nicht in Deutschland aufgewachsen. Ich wusste überhaupt nicht, wie die zwei drauf sein werden, aber die waren supercool und sind beide Hammertypen. Wincent kannte ich schon von „Sing meinen Song“ und von anderen Sachen. Wir sehen uns öfter in TV-Shows oder auf Festivals. Stefanie kannte ich auch nicht und sie ist auch super. Alle Coaches sind einfach eine gute Kombi, die super funktioniert. Wenn die Kombi stimmt, macht es einfach einen Klick und es wird magisch, genau wie bei meiner Gruppe von „Sing meinen Song“.

Hast du noch Kontakt zu Leuten von „Sing meinen Song“?


Mit Johannes spreche ich ab und zu. Wir haben noch eine WhatsApp-Gruppe von der Staffel, in der wir uns immer gegenseitig zum Geburtstag gratulieren. Als Letztes hatte zum Beispiel Jeanette Biedermann.

Wer ist die Person aus der Gruppe, die die lustigsten Memes verschickt?


Johannes (Strate) hat eigentlich immer die lustigen Sprüche am Start. Wir haben ehrlich gesagt nicht so viele Memes. In dem Punkt sind wir eher langweilig.

Welchen Song hättest du gewählt, wenn du selbst Kandidat bei „The Voice Kids” wärst? Außer deinen eigenen?


Letzte Woche habe ich bei „The Voice Kids” „She will be loved” von Maroon 5 für ein kleines Mädchen gesungen. Sie hat dann gebuzzert während sie auf meinem Stuhl gesessen hat. Ich wollte sie unbedingt beeindrucken und deshalb würde ich genau diesen Song singen.

 

Du warst ja schon öfter in Musiksendungen zu sehen. Könntest du dir auch vorstellen, bei Shows wie dem „Sommerhaus“ oder „Dschungelcamp“ mitzumachen?


Nein. Alle TV-Sendungen die ich gemacht habe, außer jetzt „Grill den Henssler“ – weil ich kochen liebe – hatten etwas mit Musik zu tun. Deshalb müssten die nächsten Shows auch wieder etwas mit Musik zu tun haben. Ich glaube, Sommerhaus oder Dschungel-Camp sind auch superaufwendig.

Eine Tanzshow wie „Let’s Dance“ wäre auch nichts für dich?  Du kannst doch gut tanzen …


Nein, tanzen kann ich nicht so gut. Ich muss dafür sehr viel üben. An erster Stelle bin ich Musiker und deshalb mache ich die TV-Shows mit Musik. Andere Sachen will ich auch erstmal nicht machen.

Wie schaffst du deine Fernbeziehung trotz Lockdown? Fliegen geht ja momentan nicht so. Hast dafür einen Tipp?


Man kann ja trotzdem sagen, dass einer rüberfliegt und dafür dann in Quarantäne geht. Die Quarantäne kann man dann ja zusammen machen, ist ja auch schön. Es gibt Optionen. Man sollte einfach kreativ damit umgehen. In Berlin kann man zwar nicht essen gehen, aber dafür macht man dann ein Home-Restaurant Zuhause. Facetime gibt es ja auch.

 

Hast du dir eine Eigenschaft während des Lockdowns beigebracht?


Ich wollte mal wieder am Computer mit „Logic“ richtig „rumnerden“. Ich benutze „Logic“ seitdem ich 16 bin. Das ist ein Programm, mit dem ich aufnehmen kann. In der Corona-Phase habe ich mir endlich ein eigenes Studio aufgebaut und konnte so meinen eigenen Sound zu Hause verschärfen. Außerdem habe ich endlich mal wieder Klavier und Gitarre gespielt und dabei viel experimentiert. Gemalt und gekocht habe ich auch. Alles Dinge, die ich sehr liebe.

Gibt es eine Fan-Begegnung, die dir besonders in Erinnerung geblieben ist?


In Italien ist es so, dass für die Leute dort am 1. September Schluss mit Sommermusik ist. Die sagen dann immer, dass sie mich (Alvaro) in die Tiefkühltruhe packen und ich dann eingefroren werde bis in den nächsten Sommer. Dann kommt erst mal Michael Bublé und ich darf dann wieder ab März rauskommen. Obwohl sich das in den letzten Jahren etwas geändert hat und ich mich auch den September durchgeboxt habe. Ganz viele Fans haben mir dann geschrieben am 29.8 „Hey Alvaro, du hast noch 2 Tage Zeit, um einen Sommersong rauszubringen. Lass uns nicht im Stich. 2020 war schon so scheiße”.

Solche Geschichten vergesse ich einfach nie. Deshalb habe ich auch vor zwei Wochen ein Video vorbereitet, was „Spring is coming” heißt und da sieht man, wie vor dem Schnee die Sonne wieder rauskommt. Damit wollte ich dieses Thema aufgreifen. Es soll jetzt nicht unbedingt für die Tiefkühltruhe stehen, aber eben genau für das stehen, was meine Fans aus Italien mir immer sagen, dass ich der Inbegriff für Frühling/Sommer bin. Das Video ist übrigens auch ein Teil vom Intro von „Magia”

 

Du bist ja für ein paar Jahre in Japan aufgewachsen. Hast du vor, mit einer japanischen Künstlerin oder Künstler zusammen zu arbeiten?


Ja, auf jeden Fall. Das will ich dieses Jahr noch machen. Aber nicht nur mit japanischen Künstlern. Ich bin so ein riesen Tarzan-Fan und ich habe es echt gefeiert, dass Phil Collins damals das ganze Tarzan-Album in fünf verschiedene Sprachen aufgenommen hat. Ich will jetzt nicht mein ganzes Album umtexten, aber auf jeden Fall einen Track. Dafür soll es dann aus jedem Land, welches ich cool finde, ein Feature geben. Ich will zeigen, dass Musik global ist und uns alle verbindet. Japanisch ist definitiv auch eine Sprache, die ich in diesem Track dabei haben will.

Was sind deine Pläne für 2021?


Ich werde auf jeden Fall Konzerte machen. Natürlich muss man sich aufgrund der Situation kreativ damit auseinandersetzen, was geht und was nicht, aber es wird passieren. Musik wird es auch sehr viel geben. Viele Features, viele Videos. Es wird außerdem nicht nur eine Single geben, sondern mehrere. Mein Album kommt auch im Sommer raus. Es wird ein supermusikalisches Jahr. Ich hoffe, dass es allen Klatsch-tratsch.de-Lesern gut geht, sie gesund sind und sie Bock auf „Magia“ haben. (DA)

INTERVIEW WITH ANTONIO HUESO ON CADENA 100 (11/03/2021)

INTERVIEW ON DESDE 0 SHOW (11/03/2021)

INTERVIEW WITH SPANISH MAGAZINE REVISTA YOUNG  (29/03/2021)

Álvaro Soler confiesa a YOUNG: “Me gustaría hacer un álbum en inglés”

 

29/03/2021 --- Revista Young

El artista catalán Álvaro Soler, atinede a Revista YOUNG desde su residencia en Alemania con motivo del lanzamiento de su nuevo single "Magia"

Ha vuelto el rey de la cintura, Álvaro Soler ha presentado su nuevo tema Magia y que vuelve a recordarnos que el verano está a la vuelta de la esquina.

En declaraciones a revista YOUNG nos habla de los conciertos en pandemia: “Aplaudo a Sofía (Elllar) con la que he compartido escenario. Ella se tomaba mucho tiempo en enseñar que todo era seguro para que la gente se sintiese cómoda en los conciertos” También nos añade que los artistas tienen el trabajo de demostrar que la cultura es segura.

También nos habla de esos sueños que le quedan por cumplir en la música: “Igual en algún momento me gustaría hacer un álbum en inglés entero”. Sus fans le piden que cante en ese idioma, pero el responde diciendo lo siguiente “La gente se liaría, pero no descarto que pronto llegue alguna sorpresa en inglés“

Sobre su primer single, nos cuenta que “Magia” llega después de casi un año sin lanzar nada nuevo. El motivo del parón viene combinado por la pandemia y por un cansancio provocado por el ritmo frenético y no parar de su carrera. Agradece a sus fans que hayan estado ahí pidiendo continuamente nueva música, ya que eso le ha hecho sentirse necesario. Por otro lado admite que también se ha sentido presionado, pero no lo considera algo malo.

La canción para él es “un proyecto 100% Alvaro Soler” que lanza en un momento en el que prefiere no arriesgar. Su intención al componer este tema, según nos ha contado es “lanzar una luz de esperanza después de los tiempos que hemos vivido”. La magia para él es “una palabra que usamos cuando una situación no tiene una definición”. Destaca que no le gusta definir todo para explicar lo que siente.

Grabar el videoclip no fue nada fácil. La intención principal del artista era viajar a países tropicales como Cuba. Debido a la pandemia decidieron que lo mejor sería realizar la grabación en Tenerife, pero al ser el equipo de Soler alemán, se tuvieron que quedar en el país grabando en un parque botánico: “Había monos y otros animales, enfocamos para otro lado y listo” Los planos bajo el agua se grabaron en una piscina rodeada de luces y telas negras para ocultar el fondo.

La administración del tiempo es una parte fundamental de su carrera. Nos confiesa que su equipo hace una gran labor de organización para llegar a tiempo a todo. De todas formas también admite que ha echado proyectos para atrás por falta de tiempo. Lo deja claro: “Hay que llegar al punto de estar productivo a tope pero sin bajar la calidad“

INTERVIEW WITH CORRIERE DELLA SERA (29/03/2021)

Álvaro Soler: «Anche quest’anno mi scongelo con l’estate. Ho saltato il 2020 per la pandemia»

29 de marzo de 2021 --- Corriere della Sera

2

Il cantautore spagnolo torna con «magia» e un video autoironico: «Una volta non capivo, adesso rido delle battute su di me»

Arriva la primavera e Álvaro Soler, viene scongelato. Con il bel tempo germogliano le sue canzoni leggere, con quel tocco latino che fa venire voglia di spiaggia, ma senza il tamarro di fianco che urla al telefono stile Papeete. All’inizio l’idea di essere una voce legata a una stagione lo disturbava. Oggi è il primo a scherzarci. Per annunciare la sua nuova «Magia» (venerdì era la più alta entrata in radio, l’omonimo album esce il 9 luglio) ha realizzato un video in cui lo si vede in fuga dalla civiltà, immerso in un panorama nevoso, ricevere via radio una richiesta d’aiuto: «Se sei in ascolto, se sei scongelato, abbiamo bisogno della tua speranza».

«El mismo sol» nel 2015, «Sofia» nel 2016, «Yo contigo, tú conmigo» nel 2017, «La cintura» nel 2018 e «La libertad» nel 2019: hit estive che l’hanno portata 4 miliardi di stream nel mondo e 20 platini solo in Italia. Le dà fastidio essere considerato uno da tormentone estivo?

 

 

«Dopo “El mismo sol” nessuno in Italia, primo Paese a farla diventare un successo, voleva un mio singolo autunnale. “Basta con la musica spagnola, l’estate è finita...” dicevano. Mi sembrava strano aver ricevuto tutto quell’amore e poi basta...».

Quando ha cambiato atteggiamento?

«A X Factor ho scoperto la vostra autoironia. Fedez si prendeva sempre in giro... Ho iniziato a ridere alle battute su di me e Bublè che ci diamo il cambio: lui a Natale e io a primavera. Quando ho fatto il video per “La cintura” ho deciso di ironizzare sul mio non saper ballare... “ma come, uno spagnolo non sa ballare?”. Sono di Barcellona e lì non abbiamo il gene... Da allora non ho imparato passi ma ho vinto l’insicurezza».

Perché ha saltato il 2020?

«L’anno scorso in molti mi chiedevano una canzone come risposta alle cose che andavano male, ma la situazione che stavamo vivendo mi aveva staccato dalla musica. Poi ho capito che avevano ragione loro e ho promesso che una volta finito sarei tornato. È stato incredibile chiudere il cerchio e fare un brano così tanto ispirato dalla gente».

Però siamo tornati in lockdown...

«Ho scritto “Magia” nel periodo delle riaperture, quando ho assaporato quelle libertà che prima non avevamo e di cui parlo nella canzone. Quando ero a Madrid per lavoro, sono andato a bere una birra e mi è sembrato il massimo della gioia».

 

 

Da bambino era affascinato dai maghi?

«No. E se poi erano clown-maghi avevo paura. La magia della canzone è quando senti qualcosa che non sai descrivere e proprio per questo pensi che sia magico».

L’ultima volta che l’ha sentita?

«Poche ore fa. Mi sono visto a pranzo con mio fratello. Toast con avocado, parmigiano, uova e olio tartufato. La magia è nelle piccole cose».

Nel video e sulla copertina è circondato dal verde: si sente green?

«Durante il lockdown ho visto quei video con gli animali che giravano liberi per le strade. Spero che questo abbia mostrato a molti la necessità di rispettare il pianeta. Quando si potrà, mi piacerebbe organizzare incontri con il pubblico per raccogliere la plastica dispersa nell’ambiente».

Il lockdown di Soler?

«A Madrid con Sofia (Ellar, la compagna cantautrice, non quella della canzone ndr). Era da un po’ che non ci vedevamo per i rispettivi impegni di lavoro ed è stata una scusa per stare insieme. All’inizio ero preoccupatissimo: uscivo solo una volta alla settimana per andare a fare la spesa e rientrato in casa facevo la doccia per igienizzarmi... Quando la situazione è migliorata sono tornato a Berlino. Lì mi ha colpito vedere che nessuno usava la mascherina, come se nulla fosse accaduto. Vedere questa libertà mi ha aiutato, mi ha dato ispirazione».

La nuova scena musicale le piace?

«La mia parte creativa riceve stimoli dalla nuova musica più di quanto non accadesse in passato. A volte provo a cantare come J Balvin o Bad Bunny e mi vengono melodie più urban: poi uso la mia voce ma nella versione finale resta un tocco moderno. È un po’ strano il business, non ti permette di fare cose diverse da quello che funziona».

Si sente limitato?

«Da 4 anni lavoro a un progetto di una ballad da cantare in lingue diverse e con ospiti diversi in ogni Paese. Come fece Phil Collins con Tarzan. In America latina però se non è reggaeton non va in radio e nelle playlist più forti dello streaming. Ho deciso di mandare a quel Paese il sistema e farla uscire comunque».

LIVESTREAM INTERVIEW WITH WEB REGGAETON  (24/03/2021)

INTERVIEW WITH GERMAN RADIO STATION RRO (26/03/2021)

INTERVIEW WITH MARKUS KAVKA ON GERMAN TV CHANNEL DELUXE MUSIC (23/03/2021)

INTERVIEW WITH PERUVIAN CHANNEL RPP NOTICIAS  (26/03/2021)

Álvaro Soler lanza su sencillo "Magia" tras un duro año de pandemia: "Quiero dar esperanza y energía a la gente"

RPP Noticias --- 26/03/2021

El español Álvaro Soler admite que el año pasado “frenó en seco” su carrera, pero encontró un tiempo valioso para componer nueva música que lanzará este 2021. Su nuevo sencillo “Magia” tiene que ver con salir del encierro.

Álvaro Soler parecía haberse mantenido inactivo en el 2020, pero lo cierto es que se ha “concentrado en todo que vendría a ser este año”, el cual describe como muy musical en respuesta al duro golpe de la pandemia en el sector. Su más reciente sencillo se titula “Magia”, que nace tras su salida del confinamiento en España para viajar a Alemania.

“Tengo ganas de darle a la gente esperanza y energía para seguir adelante. Me apetece poder transmitirlo”, confiesa el cantante hispano-alemán en conexión por videollamada con RPP Noticias, después de un año del parón en sus giras: “Lo frenó en seco… Me dio mucha rabia, porque teníamos muchos festivales de los que yo estaba esperando tocar durante toda mi vida”.

Frente a la tristeza de no poder reencontrarse presencialmente con su público, la cuarentena obligatoria en España también logró que conectara con muchas más personas en búsqueda de entretenimiento y salir del estrés en medio del encierro. “Nos sentimos responsables desde casa también para entretener a la gente con canciones o conciertos live (en vivo)”, cuenta.

“¿Estoy haciendo todo lo que quiero hacer?”, fue lo que se preguntó Álvaro Soler a lo largo del año pasado cuando frenó un momento para pensar en cómo quería seguir adelante: “Al final, la pandemia me ha dado tiempo para componer y reflexionar sobre lo que quiero hacer en el futuro”. Aunque el intérprete de “El mismo sol” asegura que está costando cada vez más y espera que salgamos por completo de la cuarentena muy pronto.

 

Un nuevo sencillo y ser couch “The Voice Kids”

“La inspiración me viene mucho con viajes, diferentes entornos, olores y vivencias”, sostiene Álvaro Soler durante una conversación con RPP Noticias. Por esa razón, la creación de “Magia” llegó a su mente cuando viajó a Berlín, una ciudad repleta de música y cultura que le ha abierto las puertas laboralmente. Entre los seis idiomas que habla se encuentra el alemán, por lo que siente que es un hogar más que se suma a otros países en los que ha vivido antes como España o Japón.

“Me acuerdo que llegué y el calor en la piel o los olores, eran como una sensación súper extraña. En España, íbamos todos con mascarillas por las calles, en Alemania no es obligatorio y fue muy raro. [Mi canción] es el deseo de lo que me gustaría hacer si mañana pudiese salir de casa y viajar otra vez”, comenta.

Además, el ritmo de vida de su actual ciudad de residencia lo impulsa a continuar: “Te contagia a decir: ¡Ostias, el de al lado está trabajando! Y yo me he puesto a dormir más tiempo. No, tengo que salir de la cama y tengo que trabajar también”. Álvaro Soler ha puesto en práctica esa actividad y no solo se dedica a su carrera musical, sino que también es coach de “The Voice Kids” en Alemania.

“Tienes una responsabilidad distinta con programas de televisión como estos. También hay que tener cuidado, porque lo que tú dices en la tele también te va a representar. (…) Mi manera de ser en la televisión es la misma con la que estoy siendo contigo o con la que hablo con mis amigos. No tengo otro papel en el que me meto, soy yo y punto”, asegura.

“Es la manera más moderna de artistas, antes eran mucho más inaccesibles y hoy en día creo que hay que ser más trabajadores y normales. No te puedes permitir levantarte borracho por las mañanas y no ir a las entrevistas, es distinto”, agrega Álvaro Soler, de 30 años y con dos millones de álbumes vendidos.

Sobre los couchings (entrenamiento) a jóvenes que se inician en la música, señala sentirse muy cómodo con brindar su opinión a los participantes el programa, pero sin una obligación de por medio. Cada quien es libre de hacer lo que más quiere y él solo los orienta a mejorar. “Solo los voy a empujar si creo que realmente hay algo bueno detrás”.

A comienzos de marzo, Álvaro Soler lanzó su sencillo “Magia” como un adelanto de lo que será su próximo álbum que espera publicar en julio de este año.

INTERVIEW WITH GERMAN RADIO STATION RADIO ENERGY HIT MUSIC ONLY (25/03/2021)

INTERVIEW WITH ECUADORIAN NEWSPAPER EL UNIVERSO (22/03/2021)

Álvaro Soler: Yo encuentro ‘Magia’ en sitios muy habituales

El Universo --- 22/03/2021

El artista español comienza su 2021 con nuevo sencillo, el que va ligado al próximo lanzamiento de su álbum ‘La magia’.

Decidido a crear magia con su música, el cantante español Álvaro Soler complace a su público con un nuevo sencillo, el primero del álbum que estrenará en julio de este año, según le contó a este Diario en una entrevista por Zoom desde Berlín, Alemania.

El 5 de marzo estrenó Magia con un video que representa a su manera lo que quiere decir la palabra. Mucha naturaleza, el color verde predomina y la luz cálida son como un abrazo a los ojos que ven el audiovisual, pero también como un shot de alegría por el ritmo de la melodía. Este tema musical es el que reabre el telón para Soler y su álbum que llevará el mismo nombre que el tema promocional.

El 2020 fue un año de descanso, pero de trabajo también. Fue durante la pandemia que pudo componer junto con sus productores las canciones que pronto el público disfrutará y que tienen la intención de ver el lado positivo de la vida en los pequeños detalles, así como él lo ve.

La magia para el español está en las cosas pequeñas. “Yo encuentro magia en sitios muy normales y habituales. Me encantaría ir a Barcelona a ver a mi familia, hace tiempo que no los veo”. También habló del cielo, de cuando está nublado y de repente sale el sol y los rayos le dan en la cara, al momento de contarlo se le nota el gozo del recuerdo en el rostro.

Cuando entrevistamos al artista, al día siguiente era el cumpleaños de su hermano y nos explicó que esa era una de las cosas que se le hacían mágicas, porque iba a prepararle “algo bueno pa’ comer”, porque simplemente pasar con él “me da magia también”, dijo.

Una receta de cocina

Su gusto por la cocina no se queda únicamente para las ocasiones festivas, a Soler le gusta desempeñar el trabajo y nos revela su platillo favorito: el gazpacho. Le preguntamos para reconfortar si le gustaba cocinar, probablemente un poco, a lo que él contestó: “No un poco, mucho”. Dice que tiene fases en la cocina y fue generoso en compartirnos su receta del gazpacho.

Si a usted le gusta este plato español, tome apuntes porque Álvaro Soler, el cantante español (y chef aficionado) que en seis años de carrera ha conseguido más de 80 premios de oro y platino en todo el mundo, dos millones de álbumes vendidos, un total de más de 2.500 millones de reproducciones de audio y 1.500 millones de visualizaciones de sus videos, está a punto de hacerle un regalo culinario, aparte de su música.

Para ponerlo en contexto, el gazpacho es una sopa fría de tomate que él prepara de la siguiente forma:

 

-Tomate

-Ajo

-Cebolla (poca cantidad)

-Aceite de oliva

-Vinagre

-Sal

“Le pongo encima huevo duro, cortado en trozos muy pequeños y jamón serrano español (hecho crujiente)”.

Actualmente es uno de los couches en La voz kids de Alemania, país donde reside hace unos años. Sostiene que a los pequeños los admira, que él no hubiese tenido la valentía de cantar a esa corta edad y hace una reverencia con las manos para ellos. Para el español es importante ser sincero y claro con los menores para que no se confundan y puedan recibir la retroalimentación de la manera más precisa.

Y así con precisión también nos indicó cuáles son los artistas latinoamericanos que más admira en este momento. “En este momento Nathy Peluso me flipa, es una artista que he descubierto el año pasado y me encanta, sobre todo por su manera de que le da igual cómo sea estéticamente y vaya a tope con lo suyo”. “Camilo también me fila, Sebastián Yatra que es un amigo, obviamente Morat”. Nos dice que para él en Latinoamérica hay música con mucha más variedad que en su país (España).

Lo que le gusta en Netflix

Por el momento ya no tiene mucho tiempo de echarse a ver series, pero durante la pandemia disfrutó su tiempo y pudo ver La casa de papel, How to get away with murder. “Ahora mismo estoy viendo una de estas series que son muy tontas, es una americana, se llama Brooklyn 99, en la que hacen bromas de momentos desagradables”. (E)

INTERVIEW WITH PERUVIAN NEWSPAPER EL COMERCIO (22/03/2021)

¿Una canción que combina seis idiomas? Álvaro Soler promete eso y más para su futuro musical | ENTREVISTA

 

Habla seis idiomas, es jurado de “La voz Kids” en Alemania y este 2021 regresa luego de haberse tomado un descanso musical de casi un año. “Magia” se llama su nuevo tema que promete simpatizar en tiempos de pandemia. De hecho, la iniciativa de componer fue gracias a sus seguidores, quienes le pedían que saque nueva música en estos momentos de incertidumbre. Álvaro Soler, conversa con el El Comercio sobre sus nuevos proyectos artísticos y la experiencia detrás de hacer realidad su próximo disco que podría ser la salvación emocional y musical para sus seguidores.

Detrás de la canción “Magia”, hay una letra que anima al público a escaparse del contexto de pandemia porque transmite alegría con tan solo escucharla. ¿Podría ser una especie de ‘vacuna emocional’ contra el Covid-19?

Esa ha sido mi intención. Mi intención es aportar esa prevacuna. Me parece muy bueno ese término. Esa energía y alegría para aguantar estos últimos meses. Por lo menos que durante esta época de incertidumbre que podamos alegrarnos el día y tener fuerzas para avanzar y no perder la esperanza. Yo sabía que haciendo esto, sería bueno. No hubo ninguna duda de cual tenía que ser mi próximo single. Al final fue evidente, era como un intercambio y colaboración con toda mi gente.

Con respecto a tu videoclip, el uso de herramientas de efectos especiales como el ‘chroma’ (Uso de pantalla verde) fue algo nuevo para ti. ¿Cómo describirías esta nueva experiencia de grabar en pandemia?

Hay muchos aspectos nuevos que he usado en este video. En el tema del ‘chroma’, es algo que me da mucho miedo. Tienes que fiarte de la gente. Es un proceso de confianza. A mí siempre me gusta grabar la escena, la miro y seguimos. En este caso, no podía hacer eso. Hemos grabado en Berlín y en invierno. No podíamos movernos a ningún lado, tenía que grabar “La Voz Kids” (Alemania), tenía que estar aquí en cuarentena y todo era un lío. Por otro lado, los de la producción me dijeron “Álvaro, hemos encontrado un parque botánico donde hay plantas tropicales y queda bonito”. Lo grabamos allí y ha quedado bastante bien, parece una jungla de verdad.

 

En “Magia” enfatizas que no todo debe tener una explicación, lo importante es sentir. ¿Cuál ha sido el momento más mágico que te ha tocado vivir en tu vida o en la pandemia?

Lo más mágico fue en el 2015 con la canción “El mismo sol” en Italia. Llegó a número uno y fue muy extraño. Era muy surrealista. Me acuerdo que estaba en Roma para ir a un festival en donde iba a tocar. Me acuerdo que subí al escenario y no tuve que cantar nada. La gente cantaba todo y eso para mí ha sido lo más mágico de mi vida porque emocionalmente no sabía lo que estaba pasando. Entendí que los escenarios sirven como un intercambio de energías total. Si fuese algo mágico de la pandemia, sería alegrarse con cosas muy pequeñas. Encontrar la diversión, experimentar e improvisar un poco da mucha magia y alegría.

Has participado como jurado en programas de canto y talento. Te invitaron a “X Factor” de Italia, y este año se te ve como jurado en “The Voice Kids” en Berlín. Hay que ser muy seguro de sí mismo para poder decir tus opiniones, que es justo lo que transmites. ¿Alguna vez tuviste miedo de errar en algunos de estos programas?

Es cierto, mi primer trabajo como jurado en un show de televisión fue en “X Factor” en Italia. Allí cometí errores, no somos perfectos. Con el tiempo me di cuenta que puedes haber hecho cosas mejores. Ahora en “La Voz Kids”, toda la experiencia te va curtiendo y ayudando a tomar decisiones con más seguridad. Sobre todo, saber de dónde vienen las decisiones y las sensaciones que sientes. Yo cuando escucho una voz, al final es muy fácil para mí sentir o no sentir. Puede haber alguien que cante super alto y perfecto, pero no me transmite nada. Eso tampoco es bueno. Hay gente que está desafinada, pero canta con mucha emoción que dices ‘Wow’, es increíble.

Nueva música con ritmos latinos

Hablas seis idiomas como español, inglés, alemán, entre otros. ¿Harías una canción juntando todos esos idiomas que dominas?

Este año va a salir esa canción. Finalmente, después de mucho tiempo lo he planeado. Es una canción que ya tiene muchos años. Voy hacerla con gente de muchos países y cantarla en diferentes idiomas también. Entonces, va a hacer una colaboración muy bonita, comunicando a la gente con su propio idioma y la música. La comunicación mundial es la música y quiero representarlo con todo lo que me representa a mí.

A propósito de música nueva, se viene un próximo álbum. ¿Qué tan diferente será de los anteriores? ¿Apostarás por nuevos géneros?

Va a seguir la misma línea de Álvaro Soler. No voy a cambiar a cantar canciones urbanas. Pero es verdad que me gusta involucrar canciones en contextos con humor y divertidas. Otras canciones serán más íntimas y calmadas. Y luego canciones con influencias de afuera, con sonidos latinoamericanos, eso siempre me encanta experimentar. En la cuarentena he tenido mucho tiempo para experimentar con esos instrumentos y la magia de cada cultura.

Ahora que no hay conciertos ni giras por el mundo, es un impedimento para visitar otros lugares del mundo. Me gusta mucho la idea de que tu nuevo disco tenga presencia latinoamericana. ¿En algún momento piensas visitar el Perú?

Me encantaría porque tengo una amiga en Perú y hasta ahora no he podido ir aún. Solo he estado en el aeropuerto y me da mucha rabia eso. Porque pude haber salido a la ciudad, pero no porque estás esperando el siguiente vuelo. Espero ir muy pronto, de verdad que cuando abran las fronteras, espero que se pueda viajar y hacerlo libremente.

INTERVIEW WITH ARGENTINIAN RADIO STATION VALE 97.5 FM (19/03/2021)

INTERVIEW WITH ARGENTINIAN RADIO STATION LOS 40 PRINCIPALES  (19/03/2021)

INTERVIEW WITH MEXICAN TV CHANNEL TELEHIT (19/03/2021)

INTERVIEW WITH SPANISH RADIO STATION RAC 105 (16/03/2021)

INTERVIEW WITH SPANISH RADIO STATION RADIO FLAIXBAC (11/03/2021)

PRESS CONFERENCE WITH LATIN AMERICA  (11/03/2021)

INTERVIEW WITH SPANISH RADIO STATION LOS 40 PRINCIPALES (16/03/2021)

Alvaro Soler:  "Los artistas hemos llegado a pensar que nuestro trabajo era inútil"

16/03/2021 -- Los 40 com

El cantante catalán nos cuenta cómo surgió 'Magia', qué significa para él la fama y sus futuros proyectos.

Millones de personas de los cinco continentes han bailado y sentido alguna vez la música de Álvaro Soler. A sus 30 años, el cantante catalán se ha posicionado como uno de los músicos más exitosos del planeta, sus canciones aglutinan millones de reproducciones y ha conquistado escenarios de todo el mundo. Después de llegar a lo más alto, Soler necesitaba un poco de calma, tomar distancia y desconectar, para que su vuelta fuera mucho más potente y la conexión con su público todavía más intensa.

Fueron sus seguidores los que pidieron a Álvaro que en unos años tan duros como ha sido el 2020 y está siendo el 2021, necesitaban su música y su energía para aliviar el día a día. Así es como surge Magia, el nuevo single de Álvaro Soler y también su nuevo álbum que verá la luz en julio. En Los40 hemos podido hablar con el artista para descubrir el significado de Magia, tal y como él cuenta en esta entrevista, durante este tiempo, se ha dado cuenta que lo esencial está entre las cuatro paredes de una casa y la magia radica en los pequeños placeres de la vida. Con esperanza y la ilusión de que pronto saldremos de esta, Álvaro Soler sigue llenando el ambiente de buen rollo y optimismo.

 

Pregunta (P). Más de 80 premios de oro y platino en todo el mundo, dos millones de álbumes vendidos, un total de más de 2500 millones de reproducciones de audio y 1500 millones de visualizaciones de sus vídeos, ¿Cómo consigues mantener los pies en la tierra con estas cifras?

Álvaro (A). No las miro mucho. Es verdad que cuando saco un single o un disco sí que intento seguirlo para ver cómo funciona en comparación con los otros. Pero al final, cada canción es un mundo, es una emoción distinta... En cada momento cambia, ahora tenemos muchos medios distintos de cómo escuchar música y cada uno cobra diferente importancia. Prefiero no estar en contacto con las cifras y decir: 'Mira ya he sacado la canción, ahora que sea lo que dios quiera', me estresaría si fuera recordando estos números cada día, me afectaría en el estado anímico. Además, al final, estas cifras también es por el apoyo que me dais, Los40 es mi casa, me siento muy a gusto.

P. Regresas después de un parón con 'Magia', una canción muy positiva a pesar de estos tiempos tan duros...

A. Totalmente, es una canción de esperanza. Otro punto de vista dentro de las canciones de cuarentena porque al final, de la cuarentena en sí no sabes qué más escribir, yo aposté también por hablar de las cosas buenas y sobre todo de las ganas de volver a salir y esa libertad que nos falta.

P. ¿Y qué representa la 'Magia' para ti?

A. Magia representa todo eso: El valor de las cosas sencillas. Nosotros usamos la palabra magia para muchas emociones que no sabemos describir, eso significa para mí, algo que sientes y no hace falta definir. Por eso, Magia es una canción que o la sientes o no la sientes, pero no hace falta que te pongas a reflexionar sobre ella, al final es disfrutarla y conectar.

'Magia' es una canción que o la sientes o no la sientes, pero no hace falta que te pongas a reflexionar sobre ella, al final es disfrutarla y conectar.

P. Además, es un tema que te pidieron tus fans porque eran ellos los que necesitaban que tu energía volviese. ¿Qué significa esto para ti?

A. Sí, Magia salió un poco por los mensajes de la gente que me escribían el año pasado diciendome: 'El 2020 ya está siendo bastante complicado, ¿por qué no sacas ninguna canción?'. Yo tenía un parón planeado, no pensaba sacar ningun single, sobre todo, por vivir otras experiencias y no escribir sobre el hotel y el avión todo el día, sino tener un poco más de contacto con mi familia, amigos... Eso también es importante para mantener los pies en la tierra, mi entorno es lo que me hace ser como soy. Después de los mensajes pensé: 'tengo el tema perfecto para este momento, y me sentí útil'. En la cuarentena, creo que los artistas llegamos a pensar que nuestro trabajo era inútil, hasta que nos dimos cuenta de que la música tiene mucha fuerza y cuando la política, logística... no funcionan, la música florece. Las canciones nos han conectado a todos.

P. El hecho de que fueran tus seguidores los que te pidieran esto demuestra que la música es necesaria para soportar el día a día. Muchos artistas se han sentido desamparados en la 'nueva normalidad', ¿Cómo estas viviendo tú estos tiempos?

A. Está siendo muy complicada en cuanto a los directos, yo creo que todos mis compañeros sienten lo mismo. Es verdad que cada país da ayudas distintas, yo tengo algunos músicos en Alemania, otros en Holanda, otro en España... En nuestro país, las ayudas están muy mal, aquí en Alemania mis músicos han recibido ayudas que les han permitido aguantar un poco más. Es cierto que en Madrid he visto que Nil Moliner o Dani Fernández han empezado a dar conciertos y me alegro mucho porque ahora mismo eso en Alemania eso es impensable. Tengo esperanzas de que dentro de poco podamos salir y hacer las cosas bien, la música es nuestro trabajo y nosotros tenemos el mayor interés de que la gente no se contagie en nuestros conciertos. Al final, la nueva normalidad tiene que incluir a la música, sino nunca habrá normalidad.

P. ¿De dónde conseguiste la inspiración para crear una canción tan alegre como 'Magia'?

A. Hay días que estamos más on fire y otros estamos hechos polvo. Esta vez, justo me pilló en un día mejor. Es verdad que cuando termine de componer Magia, ya podía viajar a Alemania para trabajar en el estudio de aquí y con mi equipo, solo el hecho de viajar a otro país aunque sea por trabajo, me dio buenas vibras y pensé: 'vamos a salir adelante'. Todo lo que plasmo en la canción son mis deseos y esperanza en esa época. Mi ilusión de salir, bañarnos en el mar y que nos pille la luna en medio del mar desnudos, esa libertad... Cosas tan básicas para las que no hace falta dinero pero que necesitas estar en el lugar correcto con la persona idónea

P. ¿'Magia' está dedicada a alguien en especial?

A. Sí, claro que sí. En la cuarentena, uno se da cuenta de que lo esencial está en las cuatro paredes de casa y eso es muy bonito, demuestra que no hace falta buscar la magia fuera. Vivimos pensando que la felicidad está en el futuro o en el exterior: En los viajes, en las fiestas... Luego llega un momento en el que te tienes que quedar en casa y te das cuenta de que también puedes enamorarte de lo que hay dentro de ella y sobre todo, conocer a las personas que hay dentro de casa. Mirar hacia dentro, eso es precioso y al final, bueno, yo creo que ya se sabe a quién va dirigida esta canción.

 

P. Cuentas con más de un millón de seguidores en Instagram y tus fans siempre te apoyan, pero ¿hay una parte mala de ser tan conocido?

A. Ahora mismo, la verdad que no tanto, estando en cuarentena y con mascarilla, por la calle nadie te reconoce. Al final, depende mucho de cada país. En Italia sí que es más complicado salir a la calle e ir a comer a un restaurante normal porque ahí cada vez me paran más veces. Malo tampoco es, es algo que pasa cuando la música funciona y la fama es parte de esa consecuencia. No me parece un problema ahora mismo, es cierto que la privacidad es menor pero tampoco tengo una gran preocupación.

P. ¿La música te ha ayudado a superar algún miedo?

A. Claro que sí, pero sobre todo porque yo venía de componer en mi habitación solo, sin tener que enseñarselo a la gente. Yo siempre he hecho música porque me gusta, para mí es como un intercambio de energía. Al final, yo soy una persona muy enérgica y cuando suelto la energía y la escucho en una canción, es como que vuelve a mí. Es un proceso muy meditativo, cuando empecé a tener éxito, ví que tenía una responsabilidad y que la música ya no era solo para mí, sino que era compartida con más gente. Es una sensación preciosa, algo que tú sentías y que la gente también conecta con ello. Yo antes estaba en un grupo de Barcelona y yo tocaba el piano y hacía voces, estaba resguardado, no estaba delante del público sin saber cómo moverme o cómo poner mis manos. Tuve que espabilar en el escenario y también en las entrevistas por la timidez, no conocía muy bien este terreno, ahora ya que estoy metido, voy a full.

P. Para triunfar en la música española tuviste que marchar a Alemania. ¿España es un país complicado para el talento?

 

A. Es complicado en España triunfar con música en inglés. Lo de Alemania fue simplemente casualidad, bueno o causalidad, no se sabe. Fue porque yo hablaba alemán, me dijeron que había un campamento de composición y estaban enviando a autores de todos los países a Austria para crear canciones. Me dijeron que como yo era el único que hablaba alemán de mi equipo, me enviarían a mí. El idioma fue el que me abrió la puerta, no es que en España haya menos opciones, de hecho en Alemania cantando en español hay muchas menos. Yo soy el único artista que está cantando en español en Alemania, lo mío es un caso aparte, no podría decirle a nadie: 'sigue mi camino', porque ha sido bastante complicado.

P. Te has mostrado como un chico natural, eres fiel a ti mismo e incluso en ocasiones has reconocido que eres tímido, pero has sabido agenciarte tu lugar en la música. ¿Te has tenido que espabilar en este mundo de artistas?

A. Las entrevistas me han ayudado mucho a hablar con personas que no conocía y a abrirme. La música me ha ayudado a tener un chute de autoconfianza. Yo cuando empecé, siempre me decían que era un chico normal. No tengo tatuajes, ni me emborracho todos los días. Cuando empecé, pensaba: 'yo no voy vestido como Lady Gaga ni tengo atuendo de artista', me empecé a preocupar y me dije: 'tengo que buscar algo de mi estilo'. Es cierto que ahora tengo el rollo de las chaquetas vintage de segunda mano y casi solo llevo eso, pero hasta llegar ahí, me ha costado bastante. En Italia me decían: 'creo que eres el único artista que no tiene tatuajes, que no tiene que hacer el tonto para hacer música'. Eso me dio confianza de decir: 'tal y como soy, es perfecto y punto'.

P. Entre tus colaboraciones está 'El Mismo Sol' con Jennifer Lopez, ¿Cómo ha sido trabajar con ella?

Fue un momento muy bonito, me ayudó a abrir mi música a distintos países. Mi canción era el número 1 en Italia, yo estaba por las nubes y de repente viene esta llamada y dije: 'no entiendo nada, ¿cómo que J.Lo?'. Fue increíble, siempre he sido contenido para estas cosas porque el mundo de la música es muy variable y me lo tomé con calma, pero el día que recibí el audio, empecé a saltar en la cama y dar botes. No olvidaré nunca ese momento.

¿Alguna colaboración más en mente?

Sí, sí hay algunas, no os puedo decir nada pero hay un artista que os va a gustar muchísimo, que lo conocéis perfectamente y es de casa también, va a ser muy muy guay. Tengo muchas ganas de anunciarlo, me estoy mordiendo la lengua todo el rato, los dos tenemos muchas ganas, va a ser un año muy musical.

INTERVIEW WITH SPANISH RADIO STATION CADENA DIAL (16/03/2021)

INTERVIEW WITH POLISH RADIO STATION RADIO ZET (09/03/2021)

Alvaro Soler o singlu „Magia” i kolejnej płycie w Radiu ZET: „Chcę pokazać siłę muzyki i radość”

 

09/03/2021 -- Radio Zet 

Alvaro Soler powrócił z nowym singlem „Magia”. W wyjątkowej rozmowie z Magdaleną Barczyk hiszpański artysta opowiedział o swojej najnowszym utworze, pracach nad kolejnym albumem, ulubionych piosenkach i życiu w dobie pandemii koronawirusa.


Cześć Alvaro! Trochę się nie widzieliśmy i nie słyszeliśmy!

– Cześć Magda, to prawda, to był dziwny czas, nie tylko ze względu na mnie, ale i na całą sytuację, w której się znajdujemy. Dlatego tym bardziej cieszę się, że mogę zaprezentować światu swój nowy numer „Magia” i super, że wreszcie możemy porozmawiać!

Rozumiem, że jesteś w studiu nagraniowym, bo widzę wiszące za tobą gitary.


– Tak, dokładnie. W Berlinie.

Pracujesz nad kolejnymi piosenkami?

– Dzisiaj w zasadzie skupiam się na zagranicznych wywiadach, jest jeszcze sporo pracy związanej z premierą i promocją nowej piosenki „Magia”, jakieś nagrania akustyczne, premiera teledysku i tym podobne rzeczy. Dużo się teraz dzieje, ale to mnie cieszy.


Gdzie Ty się podziewałeś w ubiegłym roku? Muzycznie zamilkłeś.

– Byłem w domu, trochę pisałem, cieszyłem się czasem spędzonym z moją rodziną i przyjaciółmi. Poczułem się trochę jak normalny człowiek – bez pełnego kalendarza. Miałem wreszcie czas na gotowanie i zajęcie się zwykłymi sprawami, a nie byciem w ciągłym biegu koncertowym. To było dla mnie dobre, potrzebowałem tego, stąd ta przerwa. Poza tym, dzięki niej nazbierałem też nowych doświadczeń, żeby mieć o czym pisać. Moje dotychczasowe tworzenie opierało się głównie o pokoje hotelowe i pisanie na kolanie w samolocie, czasem to nie wystarczy. Poeksperymentowałem trochę muzycznie w moim domowym studiu nagraniowym, gdzie powstają moje piosenki, gdzie grywam też na różnych instrumentach, które kupowałem przez lata.

U Ciebie oprócz tych wielu tras i koncertów dochodziły jeszcze doświadczenia telewizyjne. Byłeś jurorem w talent show. Faktycznie, nie zazdroszczę takiego układu kalendarza.


– No właśnie. Byłem jurorem we włoskim „X-Factorze”. To był rok bodajże 2016 lub 2017. Bardzo dużo wtedy miałem na głowie. Pamiętam, że program był live w każdy czwartek i z tego powodu musiałem przeprowadzić się na dwa miesiące do Mediolanu. Ale teraz ponownie można zobaczyć mnie w telewizji – jestem trenerem niemieckiej edycji programu „The Voice Kids” i uwielbiam tę robotę. Dużo śmiechu, zabawy, zaskoczeń i oczywiście – niewiarygodnie utalentowane dzieciaki.


Jak się z nimi dogadujesz?

– Bardzo dobrze. Wiesz, jestem zaskoczony, że to są często małe dzieciaki, a jednocześnie tak utalentowane i świadome muzyki. To po prostu niemożliwe, ja w ich wieku taki nie byłem. Nie miałem okazji pokazać się w talent show w wieku 9 czy 14 lat. Poza tym byłem potwornie nieśmiały, a teraz dzieciaki wchodzą i rozwalają scenę. Cieszę się, że mogę być częścią ich muzycznej podróży i wskazywać im jakąś drogę jako wokalistom czy muzykom. To duża frajda.


Twoja muzyczna podróż trwa i właśnie zaczyna się kolejny jej etap. Piosenka „Magia”. Ponoć napisanie jej było dla ciebie wyjątkowo ważne.

– Tak było, otrzymałem w ubiegłym roku mnóstwo wiadomości typu „Alvaro, gdzie jesteś?”, „Gdzie są Twoje nowe piosenki?”, „Nagraj coś!”. To było dla mnie dziwne, bo od 2015 roku, kiedy zacząłem poważną drogę muzyczną, wydawałem coś co roku i w zasadzie się nie zatrzymywałem. Tego wszystkiego było dużo. I nagle, kiedy zrobiłem sobie przerwę, ludzie dali mi do zrozumienia, że tęsknią. Zrobiło mi się miło, bo raczej nie sądziłem, że to może się zdarzyć. Pojawiły się też głosy, że potrzeba mojej energii, moich radosnych piosenek ze względu na trudny rok pandemii. Powiedziałem sobie „Dobra, działam”. Postanowiłem też pozostać w swoim naturalnym gatunku, w którym nie brakuje zabawy i naturalnej radości. To taki mój prezent dla fanów, ale i powrót, za którym tęskniłem. To fajna piosenka, poprawiająca humor, którego teraz tak nam brakuje. Zresztą popatrz, to tylko pokazuje, jak ważna w trudnych chwilach jest muzyka. Mam nadzieję, że każdy, kto jej posłucha, uśmiechnie się. Może ona kogoś zainspiruje, a może komuś zrobi lepszy dzień.

Singiel ma tytuł „Magia”, zatem moje pytanie – gdzie w tych trudnych czasach szukać i gdzie znaleźć magię – cokolwiek ona dla każdego znaczy.


– Moim zdaniem obecnie magią dla ludzi, a na pewno dla mnie jest odczuwanie i docenianie małych momentów, które dają nam przyjemności. Na przykład – nie wiem, czy w Polsce nadal są zamknięte restauracje? Chyba tak…

Tak, są zamknięte.

– No właśnie, więc choćby pójście do restauracji, napicie się piwa byłoby dla mnie takie „wooow”. Pomyślałabyś, że kiedyś będziesz tęsknić za tak prostymi rzeczami? Wyobraź sobie – jak to wszystko otworzą, to wtedy każdy sobie pomyśli – „wooow, to piwo smakuje tak inaczej!” Dopiero teraz rozumiemy, co znaczy cieszyć się małymi przyjemnościami. I to jest piękne, bo wydaje mi się, że nasze życie będzie teraz łatwiejsze, szczęśliwsze. Moim zdaniem my po prostu zaczniemy wszystko od nowa, podoba mi się to.


Od nowa być może zaprezentujesz także siebie na nowej płycie. Wiem, że nad nią pracujesz i premiera będzie prawdopodobnie latem. To będzie inny Alvaro? A może Alvaro, którego dobrze znamy?

– To będzie pewna moja ewolucja. Nie będę śpiewać po angielsku, utrzymuję nowy krążek w duchu hiszpańskojęzycznym. To będzie album pełen piosenek z różnych lat – znajdą się utwory, które napisałem w ubiegłym roku i takie sprzed trzech lat. Pojawi się wiele odwołań do moich życiowych doświadczeń, dlatego też uważam, że to będzie bardzo osobista płyta. Cieszy mnie tworzenie tej płyty, jeszcze jej nie skończyłem. To na pewno będzie pewnego rodzaju nowe muzyczne otwarcie dla mnie.

A czy towarzyszy mu jakaś myśl przewodnia?


– Myślę, że to będzie właśnie ta magia, bo sam album także będzie zatytułowany „Magia”. Nazwałem tak ten album, bo chcę pokazać siłę muzyki i radość, którą niesie, kiedy zawiedzie polityka, różne organizacje, logistyka czy infrastruktura, a my siedzimy w domu – czego doświadczyliśmy w tym roku mocno. Cały koncept nie skupia się na wyłącznie jasnych kolorach – jak to było do tej pory, teraz bardziej nawiązuje do żywiołów, zieleni, wody – jak w przypadku teledysku do „Magii”.

Nie planujemy niczego na kilka miesięcy, ale na kilka dni najbliższych plany na pewno jakieś masz.

– Oczywiście, przede mną zadanie napisania kilku piosenek, muszę też skończyć kilka projektów. Poza tym mam zaplanowanych sporo zagranicznych wywiadów – właśnie, wiesz, że to naprawdę ciekawe – pierwszym krajem, dla którego się wypowiadam jest Polska, nie Hiszpania, Włochy, Francja czy inne kraje europejskie. Tak, Polska przez Hiszpanią – to zabawne (śmiech). No i oczywiście czekam na wyklarowanie się sytuacji dotyczących podróży – może uda mi się pojechać gdzieś z promocją nowej płyty.


Właśnie, to było moje kolejne pytanie – trasa jest w zasięgu – może nie ręki, ale wykonania?

– Coś tam sobie o tym myślę, ale ze względu na przedłużającą się sytuację covidową, nie jestem w stanie nic zaplanować na sto procent. Siądziemy z zespołem i sprawdzimy, co możemy zrobić, a czego zrobić się nie da. Może być problem z koncertami zagranicznymi koncertami ze względu na różne obostrzenia w poszczególnych krajach. Przemieszczanie się po Europie może być ryzykowne, ale mój team wszystko na bieżąco kontroluje i sprawdza. Ale może jakieś piknikowe granie? Musimy być w tych czasach bardzo kreatywni. Zobaczymy.

À propos kreatywności. Czas pandemii się przedłuża, siedzimy w domach, to sprzyja zaskakującym sposobom wykorzystania czasu. Alvaro, szczerze, co wyjątkowego odkryłeś w sobie podczas pandemii? (śmiech)


– (śmiech) Tak w ogóle to proponuję zacząć od tego, jaki ukryty talent odkryłaś w sobie Ty (śmiech).

Słuchaj, żeby nie było, mam na koncie mały sukces – nigdy nie byłam osobą potrafiącą ugotować coś na kształt potrawy, a teraz po kilku miesiącach przypuszczam, że nikt nie otrułby się moim obiadem! Zdecydowanie podciągnęłam się w gotowaniu. Przekazuję Tobie pałeczkę pandemicznych wyznań.

– No dobrze, przyjmuję! Cieszę się z tego twojego gotowania, chociaż u mnie jest podobnie. Też trochę pichciłem, to bardzo przydatna umiejętność. Ja akurat lubiłem gotować jeszcze przed pandemią, ale ten czas dał mi dużo więcej doświadczenia. Poza tym zabrałem się za tworzenie drewnianych rzeczy. Na przykład z europalet stworzyłem taką niby sofę. Dołożyłem do tego kółka i mam świetną kanapę na taras. Czyli ogólnie otworzyłem sobie w domu taki warsztat z gatunku „roboty ręczne”.

 

Jestem pod wrażeniem! (śmiech)

– Ale poważnie, wyszło całkiem nieźle, jest w zasadzie nawet ładna i co najważniejsze - wygodna!

Wiem też, że próbowałeś swoich sił jako malarz. Widziałam, jak odświeżasz kolor w pokoju.


– Tak, owszem, to nawet jest dokładnie ta szara ściana (pokazuje na ścianę za nim; wiszą na niej dwie gitary).

Wyszło jak profesjonaliście!

– No może brakuje mi trochę do Van Gogha albo Salvadora Dali, ale ściana chyba wyszła nie najgorzej (śmiech).


Czy zatem wszystkie te wyjątkowe, artystyczne czynności wykonywane były w czasie słuchania konkretnej muzyki? Poważnie pytając – masz jakieś muzyczne odkrycia z ostatnich miesięcy? Może ulubione piosenki?

– Na pewno „Levitating” Dua Lipy, o i tu właśnie mogę powiedzieć, że ten numer towarzyszył mi podczas malowania tych szarych ścian. Poza tym uwielbiam „Afrerglow” Eda Sheerana, a trzecia piosenka, która często mi towarzyszy to „You’ll Be My Heart” Phila Collinsa. Piosenki sprzed lat też mają swoją duszę.

Alvaro, bardzo dziękuję za rozmowę, to zawsze wielka przyjemność. Mam nadzieję, że może coś się zmieni i następnym razem – już niebawem – spotkamy Cię w Polsce.

INTERVIEW WITH ALVARO FOR HOLA.COM (26/01/2020) 

Álvaro Soler: 'Sofía Ellar y yo estamos más unidos unas semanas que otras, porque sigo viviendo en Berlín'

 

26/01/2020 -- Hola.com

 

A sus 29 años recién cumplidos, Álvaro Soler se ha convertido en un artista de éxito internacional gracias a temas tan pegadizos como El mismo sol, La cintura y Sofía, que, curiosamente, compuso poco antes de conocer a su novia, la cantante Sofía Ellar. Aprovechando su asistencia a los Premios Odeón, Álvaro confesó a HOLA.com cómo vive su relación a distancia, ya que continúa residiendo en Berlín. Además, tuvo la ocasión de recordar su encuentro con Jennifer Lopez y su participación en el programa Tú sí que vales, en 2003.

 

¿Qué proyectos tienes a la vista?

Este año estamos con los directos. Vamos a hacer un montón de conciertos por Europa, incluidos Madrid y Barcelona. En cuanto a música, ahora me estoy sentando para volver a crear.

 

Supongo que, estando enamorado, se compone con más facilidad.

Sí, la verdad. Bueno, depende, porque, al final, siempre haces canciones iguales. Quizá hace falta desamor.

 

No vamos a ser gafes...

–Se ríe– No, hay que inventarse la historia –vuelve a reir–.

 

¿Cuánto tiempo llevas con Sofía?

Cuatro años ya.

 

¿Sigues instalado en Berlín?

Sí, pero vengo bastante a Madrid.

 

¿Cómo vives tu relación a distancia y cómo hacéis para veros?

Estamos más unidos unas semanas que otras. Con el tiempo que tenemos, vamos haciendo lo posible.

 

Creo que no habéis editado ninguna canción juntos...

No. En directo sí que hemos cantado alguna vez, pero no hemos sacado nunca ningún single.Pero, ojo, algún día saldrá.

Siendo también cantante, Sofía entenderá mejor tu mundo y tus tiempos.

Sí, obviamente. Al cien por cien. Los conciertos parecen fiestas para según qué personas, cuando en realidad es curro. También acabas muerto, cansado, y, normalmente, te vas a dormir después.

 

¿Quién es más crítico de los dos?

Buah, depende de para qué. Pero, de primeras, diría que ella. Yo también soy muy alemán en lo mío –se ríe–. Nos complementamos muy bien. Al final, lo bueno es eso.

 

Eres muy joven, pero, ¿te ves formando pronto una familia?

Ahora mismo... Me falta disfrutar mucho de la música aún. Luego ya veremos.

 

¿Piensas en boda?

Por ahora, no. Ya veremos.

 

¿Cuándo tienes pensado volver a España?

No sé. Me gusta estar en los dos sitios y me da un poco de pereza traerlo todo aquí.

 

Con el éxito que tienes en Alemania, tampoco pasarás muy desapercibido.

En Alemania funcionan muy bien las cosas. Es más por tener el equilibrio. Me apetece estar un poco con los alemanes para apreciar a los españoles otra vez –se ríe–.

 

¿Qué echas de menos nuestro país?

La comida, la gente, el humor, el clima. Y la familia, claro.

 

Recordemos algunos momentos de tus inicios, como tu paso por Tú sí que vales.

Bueno, nos presentamos con mi banda hace no sé cuántos años –en 2003 y con el grupo Urban Lights, en el que también estaba su hermano Gregory–.

 

¿Te arrepientes de esa participación?

No. Al final, llamó la atención de Sony, que nos fichó como autores.

 

¿Qué recuerdas de esa experiencia?

Tenía veinte años. Lo del talent fue momentáneo y luego se acabó. No pasó nada más. Bueno, nos ficharon como autores y empecé a trabajar. Entonces, decidí dedicarme a la música y salió.

Sabiendo ahora todo lo que vino después, ¿recomendarías participar en un programa así?

 

Si te da proyección y es lo que necesitas, sí. Depende del momento en el que estés.

 

Cuando eras pequeño, ¿tenías algún cantante como referente?

Alejandro Sanz y Juanes, que pude conocerle. Hice una canción con él y fue una pasada.

 

También cantaste un single con Jennifer Lopez, El mismo sol. ¿Ya tienes en mente la próxima colaboración?

 

Eso fue al principio. También hice una colaboración con Tini [Stoessel] y Flo Rida también en La cintura, que fue muy guay.

 

¿Cómo es Jennifer Lopez en persona?

Me pareció súper humilde y súper trabajadora. Eso me inspiró muchísimo. Estando en su nivel, puedes decir “da igual”, pero no.

 

¿No impresiona estar al lado de una mujer como ella?

Y más conmigo, que soy el flaco que no sabe bailar. La verdad es que fue un momento bastante raro y divertido. Pero fue súperinteresante y me ayudó muchísimo.

 

Nunca has hecho nada de interpretación actoral, ¿verdad?

No, sería malísimo.

Link to the article 

INTERVIEW WITH ALVARO TO GERMAN MAGAZINE BRAVO (02/2020)

86279707_819442531816182_289985431214856
86362801_819442568482845_612323329793064

Credits: I received these photos of the Bravo interview by email from my friend Pia Erler.

Interview to Porsche Newsroom (06/01/2020) 

911 Love: Alvaro Soler

 

06/01/2020 - Porsche Newsroom

 

From “La Cintura” (The waist) in 2018 to last year’s “La Libertad” (Freedom), pop singer Alvaro Soler knows what makes the perfect summer hit. Born in Barcelona and brought up in Tokyo, the twenty-eight-year-old now lives in Berlin, where, after a successful European tour, he’s already busy writing next summer’s chart-topper.

What is love?


Love is a feeling that’s difficult to explain, but something we all need in our lives.

 

How are you?


I just played the German concerts of my Mar de Colores European Tour and am still totally overwhelmed by the impressions I took away with me! Performing live is always special because you immediately feel the energy of the audience—and that's just totally beautiful!

How would you describe the Porsche 911 in a nutshell?


Timeless—an icon of automotive history.

Which very simple things can make you very happy?


Cooking, drawing, driving (of course), getting together with family and friends.

What would you never do in a 911?


Drive slowly (laughs).

What’s your favorite road?


From Tossa de Mar to Sant Feliu de Guíxols (Costa Brava, Spain).

What can distract you?


Nothing, I hope! But if anything can, that would be Berlin rush hour.

Three things you would take to a deserted island?


Which island?

Whom or what do you admire?


Giorgetto Giugiaro and Quincy Jones.

What on a 911 could you do without?


The cigarette lighter.

And what couldn’t you?


The air-cooled engine sound.

What music did you wake up to this morning?


Alec Benjamin’s “Let Me Down Slowly.”

Your favorite film?


Interstellar and The Italian Job.

Your favorite book?


The Power of Now by Eckhart Tolle.

Your latest social media post?


A video of one of my German concerts. These are moments I like to capture on social media for all time!

 

Your most treasured possession?


A handmade lamp, which moves with me every time and reminds me that not everything in life is easy.

 

Coffee or tea?


Tea! After all, I did live in Japan for seven years.

The 911 moment of your life?


In Spain I discovered a workshop that shares my passion for vintage cars, and with their support I was allowed to work on my 911 myself. To own a Porsche, but also to take care of it and to understand the mechanics behind it—that’s always been my dream.

Your best advice?


Never stop being curious!

What would no one expect of you?


That I could ever hurt anyone else.

Alvaro Soler

Born: 1991
Residence: Berlin, Germany
Profession: Pop singer
Porsche: 911 SC, built in 1983

Interview with Fion Floro Verantstaltungen (Austria, 2019)

Álvaro was interviewed last year by Fion Floro Veranstaltungen in a beautiful place in the Austrian mountains in occasion of his concert in May this year at the Austrian festival Gmunden Rockt in Gmunden. 

Álvaro Soler hizo una entrevista el año pasado con Fion Floro Verantstaltungen en un sitio muy bello en la montaña de Austria en ocasión de su concierto en mayo del año pasado en el festival austriaco Gmunden Rockt en la ciudad de Gmunden.

Credits: video from Youtube channel of floroGmbH

Interview to Chilean newspaper Agenda Musical (Santiago de Chile, 06/12/2019) 

Alvaro Soler previo a su concierto en Chile: “Lo que escuchas, es lo que soy”

 

06/12/2019   Agenda Musical 

 

Álvaro Soler, el germano y español es parte de la nueva camada de músicos europeos que su mensaje y sonoridad, llega al público sudamericano. Dado esto y con “Mar de Colores”, su disco del 2018 con amplio éxito en las plataformas digitales, es la excusa perfecta para visitar Chile y demostrar en vivo el constante auge de popularidad en casi 10 años de carrera.

Con motivo del concierto en Teatro San Ginés este viernes 6 de diciembre, AgendaMusical conversó con el artista desde Madrid para comentarnos detalles del show, de su carrera y su percepción con la música actual.

Entradas a la venta a través del sistema Puntoticket.com

 

¿Cómo se gestó la colaboración con Jennifer López?

Alvaro Soler: Eso fue justo en el inicio de mi carrera en el 2015. “El mismo sol” sonó mucho en Italia y tal.. Justo estaba un tipo del staff en aquel país y escuchó la canción. Se pusieron en contacto conmigo y cerramos la participación, porque a ella en particular le gustó mucho. Fue un trampolín, en ese momento era nuevo y solitario, y fue una gran proyección además de consolidarme en otros países porque con ella comenzó a sonar en otros lugares.

¿Qué significa la canción Sofía para tu carrera?

Es la canción que al final dice, soy yo. Es mi carrera y puedo hacerlo solo, para salir del “one hit wonder”. Con “Sofía” hubo más contenido, es mi presentación musical y además que pegó más en Sudamérica.

¿Son importantes para tu carrera las redes sociales? 

Si. Al final es trabajo de cada día. La gente me escribe incluso propuestas de negocios ahí. Tiene mucho poder aún y es un trabajo extra que tenemos los artistas. A veces estoy activo, otras veces no dependiendo del contenido si es de calidad. Es bonito además que no hay una regla de como hacerlo y utilizarlas.


¿Qué opinas de no seguir un estilo?

A mí  me gustan muchos y he hecho de todos. En algunos discos preferí ir por una línea estética fijada, para la coherencia del álbum. Pero luego, con el segundo álbum perdimos el miedo y tuvo una identidad como la mía. Tomamos canciones y las volvemos a adaptar que hay entre pop español, baladas, electrónicos. Eso me gusta, que la música tenga algo para todo el mundo.

¿Cómo fue ser juez de X Factor. ¿Qué aprendiste de eso para tu carrera?

Fue hace dos años. Fue una experiencia muy bonita, aprendí mucho del show e italiano. Era bastante esfuerzo, por crear los arreglos musicales. Me di cuenta que la televisión está bien, pero no es lo que quiero hacer yo en mi carrera como cosa principal. Fuera de la televisión uno es más libre, me pareció poco falso a veces por lo natural que me gusta ser. Lo que escuchas es lo que soy y como me ves estoy…

¿A qué te refieres con “Mar de Colores”, que significado tiene este tour para ti?

Es el amor de la música y no decidir que quieres hacer en específico. El mar es por Barcelona, y además utilizo instrumentos locales que siempre intento comprar donde voy. La gira partió este año y en Chile será el último concierto.

 

¿Cómo será tu show en Santiago de Chile?

Lo tuvimos que adaptar un poco. Somos 5 músicos, y tocaremos un show distinto para Latinoamérica y que me gusta hacer, para que no todos vean el mismo espectáculo.

¿Qué se viene para luego del show en Chile en tu carrera?

Me queda un concierto en Suiza. Navidad en familia y luego meterme al estudio a componer. Con tantos años seguidos de trabajo, cuesta mantener la perspectiva, pero quiero componer en casa, bajar un cambio para luego llegar con más ganas. El año que viene luego de mayo estamos a tope con conciertos, ojalá volver a Chile y tocar además de componer…

Link to the article

Interview to newspaper L'Essentiel Luxemburg  (20/10/2019) 

Popstar hat Gemeinsamkeit mit Luxemburgern 

 

20/10/2019  L'essentiel Luxemburg   

 

Der Sänger Álvaro Soler erobert gerade Europa. Er hat eine Fähigkeit, für die ihn die meisten glühend beneiden. Viele Luxemburger haben sie.

 

Álvaro Soler hat eine superweiche Stimme. Mit ihr schaffte es der 28-Jährige zum Pop-Star zu werden. Seine Lieder wie «Sofia» sind in ganz Europa bekannt.

Álvaro Soler lebt in der deutschen Hauptstadt Berlin, aber alle seine Liedtexte sind spanisch. Der DPA erzählte er, welche Sprachen er neben Deutsch und Spanisch noch spricht. Denn die Mehrsprachigkeit ist in Deutschland eine echte Superpower, auch wenn sie in Luxemburg ganz normal erscheint.

Es gibt nicht viele Sänger, die mit spanischer Musik in Deutschland so viel Erfolg haben. Hast du damit gerechnet?

 

Álvaro Soler: «Nein, überhaupt nicht. Ich bin immer noch total überwältigt von der ganzen Situation. Ich habe nie gedacht, dass in Deutschland so viele Menschen zu meinen Konzerten kommen, weil ich ja nur auf Spanisch singe. Ich bin total geflasht davon. Die meisten Fans verstehen meine Texte ja gar nicht, aber sie können trotzdem alle mitsingen. Das ist toll.»

Du bist in Spanien und in Japan aufgewachsen. Warum sprichst du so gut deutsch?

Álvaro Soler: «Meine Mutter ist Spanierin. Mein Vater Deutscher. Und meine Geschwister und ich sind immer auf eine deutsche Schule gegangen. Das heißt, wir haben in der Schule mit den Lehrern immer Deutsch gesprochen. Und wenn ich mit meinem Vater allein bin, sprechen wir auch deutsch. Ich mag Sprachen sehr gerne. Ich finde, Sprachen und Musik haben sehr viel gemeinsam, weil man so miteinander kommunizieren kann. Wenn man mit den Menschen in ihrer Muttersprache spricht, ist man sich gleich viel näher. Ich spreche fünf Sprachen: Spanisch, Deutsch, Englisch, Italienisch und Katalan.»

Würdest du später gerne mal ganz woanders leben?

Álvaro Soler: «Ich bin schon sehr europäisch. Ich finde, wir haben großes Glück in Europa, weil es sehr sicher und friedlich ist. Das ist zum Beispiel in Südamerika anders. Ich liebe Mexiko, aber man kann da nicht immer und überall einfach auf der Straße rumlaufen. Es gibt Orte, die sind sehr gefährlich. Und das ist schade. Aber ich denke, deshalb könnte ich dort nicht leben. Ich lebe gerne in

Europa.»

Link to the article 

INTERVIEW WITH FACE CULTURE (AMSTERDAM, 29/08/2019) 

Alvaro was interviewed by the English-language program Face Culture during his promo visit to Amsterdam on Thursday August 29. In this long and interesting interview he gave to Face Culture, Alvaro tells us everything about his way of writing songs, his choice of singles, the differences between his first album Eterno Agosto and his second album Mar de Colores, about the history behind writing his tour intro song 'No te Vayas' (at first he didn't like the song at all because it sounded to much like Enrique Iglesias, but then he reworked together with his German producers in Berlin), about the way he experienced performing as a solo artist after several years of being member of the band Urban Lights (and many more topics). Watch below the interview

Álvaro fue entrevistado por el programa de habla inglesa Face Culture durante su visita promocional a Ámsterdam el jueves 29 de agosto. En esta entrevista larga e interesante con Face Culture, Álvaro nos cuenta todo sobre su forma de escribir canciones, su elección de los temas que estrena como singles, sobre las diferencias entre su primer disco Eterno Agosto y su segundo álbum Mar de Colores, sobre la historia detrás del tema 'No te Vayas' con el cual introduce sus conciertos (primero no le gustó la canción en absoluto porque sonaba demasiado como Enrique Iglesias, pero después cambió el sonido junto con sus productores alemanes en Berlín), sobre la experiencia especial que suposo para él cantar como artista en solitario después de llevar años como miembro de la banda Urban Lights, y de muchos temas más. Mira abajo la entrevista

Credits: video from the Youtube channel of FaceCulture 

INTERVIEW WITH HUNGARIAN MAGAZINE COSMOPOLITAN (SZEGED YOUTH FESTIVAL, SZEGED, 30/08/2019) 

„Felgyorsultak a dolgok az életemben” – Interjú Álvaro Solerrel


02/09/2019   Cosmopolitan.hu 

 

Augusztus 30-án, a Szegedi Ifjúsági Napokon lépett fel először Magyarországon a spanyol-német énekes, a koncert előtt pedig exkluzív interjút is adott a Cosmo brand asszisztensének, Dani Anitának.

 

A nyarat a Szegedi Ifjúsági Napokon zártad, és egy elég sűrű turné időszak áll mögötted. Elmesélnéd a legszebb emlékeidet ezekről a hónapokról?

Rengeteg élményem van! Igazából ez a fellépés is nagyon különleges, mivel ez az első alkalom, hogy Magyarországon koncertezek. Amikor egy új országban lépek fel, mindig borzasztóan izgulok, ahogyan most is. De Olaszország és Spanyolország is fantasztikus volt, az utóbbi a családom miatt is, hiszen Barcelonától nem messze zenéltünk – gyönyörű volt a helyszín. A tengernél voltunk, magát a koncertet is a sziklákon adtuk, így akár le lehetett volna ugrani a vízbe a koncert közben. Rengeteg helyen jártam, hihetetlenül sok pozitív energiát kaptam az emberektől. A nyári turné azért is szuper, mert ha a part közelében van a színpad, akkor délelőtt kibérlünk egy gumicsónakot, és bejárjuk a környéket, így ki is pihenjük magunkat, ami az esti fellépéssel együtt egy tökéletes kombináció. De múlt héten Svájcban jártunk, ott is jól éreztem magam.

 

Sok országba elutazhattál, és rengeteg különleges helyen léptél fel. Van még olyan hely a világon, ahol nagyon szeretnél koncertezni?

Naná, Tokióban – nagyon szeretnék Japánban fellépni! Gyerekkoromban 7 évig éltem ott, így számomra hihetetlen pillanat lenne, ha ott koncertezhetnék. Ha valaki megkérdezi tőlem, mi a célom a szakmában, akkor azt mondom: egy turné Ázsiában! Elképesztően menő lenne.

Elég sok nyelven beszélsz, például japánul – de olaszul, angolul, és németül is. Van még olyan nyelv, amit szeretnél megtanulni?

Sajnos japánul már nem annyira, sokat felejtettem. De szerintem ennyi nyelv már most is sok! Nagyon sok munka szinten tartani a nyelvtudásomat, ha nem használom az egyiket, könnyen el is felejtem. Például ha hazamegyek, hirtelen elfelejtek németül meg angolul is. Szóval ez így most éppen elég nekem, de azért szeretnék egy kicsit jobban megtanulni japánul, felfrissíteni a tudásomat – és persze a németemet is fejlesztenem kellene még.

Ha már a tanulásról beszélünk, eredetileg formatervezőként végeztél. Foglalkozol ezzel még hobbiként?
 

Igen, például lámpákat készítek otthon fából, és újrahasznosított anyagokból – ha van időm, akkor gyakorlom még! Tavaly viszont sajnos csak egy lámpát tudtam megcsinálni, amikor Berlinbe költöztem. Szóval, ha kell egy lámpa, nagyon szívesen készítek! (nevet) Imádok ezzel foglalkozni, de több szabadidőre lenne szükségem hozzá.

Ahogy mondtad is, újrahasznosított anyagokból dolgozol. Egy Instagram posztodban pedig arról meséltél, hogy a csapatoddal együtt úgy döntöttetek, csökkentitek a hulladékot, és nem használtok műanyag palackot sem a színpadon, sem a backstage-ben. Szerinted művészként mit lehet tenni a környezetvédelemért?


Igen ez így van! Nézd csak, ott van a sarokban a nagy ballonos vízautomatánk. Szerintem az a legjobb, ha ezt az ember a saját otthonában kezdi el, aztán elmeséli másoknak is, hogy nincs ebben semmi nehézség, és nagyon egyszerűen lehet változtatni. Én is arról beszélek a rajongóimnak, hogy ez egyáltalán nem bonyolult dolog. Például ha a fesztiválokon műanyag palackos üdítőt vesz az ember, egyszer – kétszer iszik belőle, aztán vagy elhagyja, vagy kidobja és már vásárolja is a következőt. Mi pontosan ezt szerettük volna abbahagyni, így inkább kérünk egy vizes ballont (ez egyébként egy 90 literes, újrahasznosított anyagból készült adagoló), és azt töltjük fel újra. Nagyon egyszerű, és mindössze ennyit kérünk a fesztivál szervezőitől, hogy egy ilyen kerüljön az öltözőnkbe!

A magánéletben is figyelsz a környezetvédelemre?


Amennyire tudok, igen, de azért repülővel utazni a koncertekre sajnos nem igazán környezetkímélő. Őszintén szólva extrém dolgokat nem teszek, de odafigyelek az apróságokra, például szelektíven gyűjtöm a szemetet. Szerintem, ha az egész világ legalább csak annyit megtenne, amennyit mi, máris jobb lenne! Nem mutogathatunk mindig egymásra, magunkban kell elindítani a változást, ez csak így működik. Nem lehet a semmiből egyszerre mindent megváltoztatni az életedben, csak kis lépésekben, mert ha nem kényelmes ennyi újdonság, akkor abba is hagyod elég hamar.

 

A szeretteid, családod mindig elkísérnek a koncertjeidre. Ki volt az, aki eddig a legtöbbször utazott veled?


A tesóm, aki tavaly költözött Berlinbe. Mindig busszal megyünk a turnékra, és mivel Berlinből indulunk, ha a tesómnak van néhány szabad napja, felhív, hogy „várjatok én is jövök”! Volt már velünk Svájcban és Olaszországban is, ilyenkor mindig énekel velem a színpadon.

Egy interjúban azt nyilatkoztad, hogy a legfontosabb dolog, amit megtanultál, hogy az életben vannak lépcsőfokok, amik csak egymás után következhetnek. Mi a következő lépés az életedben és a karrieredben?


Tényleg ilyen jókat mondtam? (nevet) Igen, ezt úgy értettem, hogy eléggé felgyorsultak a dolgok az életemben. Néha olyan egyetemista feeling az, hogy ennyi emberrel „élek” együtt. A következő lépés egyébként az, hogy egy kicsit jobban vigyázzak magamra. Kellene egy kis idő, hogy átgondoljam, mi zajlik most éppen körülöttem, hol tartok jelenleg, és hová szeretnék eljutni a szakmámban. 5 éve csinálom ezt megállás nélkül, most már tényleg ideje az önvizsgálatnak, de eddig egyszerűen nem volt rá lehetőségem. Úgyhogy meg kellene állnom egy kicsit, legalább egy hétre, hogy kitaláljam, hogyan tovább.

Mi a terved, ha véget ér a turnéd?


Szeptemberben Németországban lépünk fel, utána pedig egyik barátom esküvőjére megyek: egy kicsit szórakozok, és élem az életem, néha ezt is kell! (nevet)

(Bár Álvaro nagyon izgult a szegedi fellépése előtt, hogyan fogadja majd őt a magyar közönség – már az első perctől kezdve vele énekelte mindenki a dalait, és hihetetlenül jó hangulatú volt az este. Szóval ha lemaradtál volna a koncertről, akkor se aggódj, mert Álvaro a show végén azonnal meg is ígérte, hogy minél hamarabb visszatér majd Magyarországra!)

INTERVIEW TO GERMAN SPORTS ASSOCIATION BUNDESLIGA (STUTGART, 17/09/2019) 

Exclusive: Alvaro Soler talks La Libertad, Javi Martinez and Lionel Messi

17/09/2019   Bundesliga.com 

Alvaro Soler’s favourite Bundesliga player may be Javi Martinez, but his newest hit, La Libertad, has gone down a storm with more than just the Bayern Munich midfielder…

 

Simply click PLAY on the YouTube video below to watch some of the Bundesliga’s best dancing to Soler’s song, or read on for an exclusive interview with Barcelona-born star.

bundesliga.com: Alvaro Soler, what can you tell us about La Libertad?

Alvaro Soler: “There are still places in this world that don't have the same freedom that we have at home, so it's just a song for me to also just personally say, hey, you know, you're lucky to have what you have. Just, you know, cherish it and be happy about it. Freedom is the deeper meaning of the song. Just exploring new places, being open, being curious and just taking a car or whatever, to just drive and say, hey, I want to stop here. Why don't we do that? We can, we're just going to do that.”

bundesliga.com: Would you say it’s a dance song? Is it a summer hit? How would you describe it?

 

Soler: “All of my songs kind of have a message that is packed in a musical world of just happiness and just dance, joy, everything together. Somehow I feel that when I play my songs live also, that everyone just starts moving and dancing. I like to make music where people can be happy and not have to worry about what they're feeling maybe right now or [their] problems.”

bundesliga.com: So with La Libertad being about freedom, how does that correspond to your life in Germany and the Bundesliga? 

Soler: “Well, La Liberta is about traveling, being open to new opportunities, and I know Javi Martinez. Actually we're two Spanish people living in Germany somehow by, I don't know, destiny, chance, you never know. But we both had to adapt to a different culture and it's fun to see how we somehow have this connection because we're living this experience even if we haven’t known each other for so long, we're still doing this together somehow.”

bundesliga.com: Do you have a favourite Bundesliga team?

Soler: “Well, of course my Bundesliga team would be Bayern Munich, especially because of this connection I have with Javi. But also because they've treated me very, very well.”

bundesliga.com: And what do you like best about the league itself?

Soler: “What's special for me about Bundesliga is the atmosphere. The preparation that there is before there's a game, the city's full of people wearing the jerseys. And it's something that you, even if you're not maybe paying attention to that game that day because you've forgotten or something, you're obviously going to see it in the streets. I think what's special about the Bundesliga is the combination between huge stadiums, full stadiums, incredibly passionate fans and also very good quality football. I mean, what you see there is top players of the world. So you're going to see a great game, it's not only the atmosphere. So it's a combination of all those things that makes this a special and incredible mix.”

bundesliga.com: Perfect. So who was your favourite player growing up?

Soler: “My favourite player growing up? That was, and still is, Leo Messi. I think also he has a very peculiar story also, a very hardworking story that he moved to Barcelona to train in their camp and everything. And it's something that is not very... there's so many people trying to do that and then to stick out somehow is just very, very difficult. It's like in music a little bit, you know, there's so many people doing music as well. And then somehow you have to have that something special, which you never know what it is exactly. But you're there and you have to take it. So I think Leo is also very... first of all it's beautiful to see him play. You always enjoy it and he’s just a cool person.”

bundesliga.com: And what about in the Bundesliga?

Soler: “I would say this is obvious: my favourite player in the Bundesliga is Javi Martinez, of course. He's the one that I have most personal contact with. So I think that's of course, yeah, my pick.

bundesliga.com: Finally, how do you think music compares to these players who have made it to the top of the game?

 

Soler: “What I think is most beautiful about music and football is that it's a sport and an art that you can enjoy and work at without having to have so much money. But if you want to, you know, anyone can have a ball and anyone can have a guitar, even if it's half broken, it's not so expensive. It's really something that you have so much access to. That, for me, is just incredibly cool, because everyone can do it. So nobody has this financial border that they cannot do it. So I think that's why I like football so much because everyone can show their talent, and that's the only thing that matters.”

INTERVIEW TO HUNGARIAN MAGAZINE LIVE (SZEGED YOUTH FESTIVAL, SZEGED, 30/08/2019)

Exkluzív interjúnk a világ legismertebb spanyol énekesével, Alvaro Solerrel

 

 

27/09/2019 - Life.hu 

A 28 éves spanyol énekes, Alvaro Soler többször járt már Magyarországon, világsikerének kulcsa a Sofia című dala lett, ami 600 milliós megtekintésnél jár a videómegosztón. Exkluzív interjúban mesélt a legismertebb spanyol énekes a Life.hu-nak, amiben többek közt azt is elárulta, jelenlegi életszakaszában a zene mellett mi a legfontosabb dolog,

ami teljessé teszi az életét. 

Két éve, amikor Budapesten voltál és interjút készítettünk, a „Sofía" sikereiről is beszéltünk. Ez most 600 milliós megtekintésnél jár YouTube-on. Nagy rajtad a nyomás, hogy ezt meg kellene előzni? Elvárják tőled?

Őrületes ez a megtekintésszám, de nem érzek ilyen nyomást jelenleg, főleg nem a „Sofía"-val, ami egy jelenséggé vált.Nem próbálkozok ugyanolyat csinálni, azt szeretném, hogy minden dalnak legyen meg a maga sajátossága.Olyat nem lehet csinálni, hogy bemegyek a stúdióba és elhatározom, hogy „most megírom a Sofía 2.0-t". Ez nem is lenne egészséges, mert mindig ezen kellene idegeskedni. Sosem tudok majd jobb dalt írni, mint a „Sofía", legalábbis mostanában, mert az időzítés is nagyon fontos.

A legújabb világslágered a „La Cintura". Jó úton halad?

YouTube-on nem hiszem, hogy hasítana. (168 millió megtekintés. - szerk.) Azt is meg kell vizsgálni, hogy a „Sofía"-nak miért van annyi megtekintése YouTube-on, miközben Spotify-on jóval kevesebb, ahol például a „La Cintura" meg is előzi hallgatottságszámban. Ugyanis az elmúlt két évben jóval több Spotify-felhasználó lett, mint a „Sofía" idejében volt.Mindez ugyebár nagyon sok mindentől függ: a piactól, illetve az emberek zenehallgatási szokásaitól is.Szóval a „La Cintura" nem fogja megdönteni a 600 milliós megtekintést YouTube-on, de Spotify-on már 220 milliós hallgatottságnál jár, ami úgyszintén elképesztő.

Mostanában az Instagramodon többször is megjelent a természet védelme, a műanyag elleni harcod. Miért fontos ez neked?

Van egy ok, amiért belekezdtem mindebbe. Néhány barátommal, akiket Barcelonában ismertem meg, sok év után találkoztunk Belgiumban, ahol van egy vállalati alapítványuk. Azzal foglalkoznak, hogy megmutassák, hogyan lehet könnyedén fenntarthatóbban élni, mertaz emberek többsége abban a hitben él, hogy a fenntarthatóság nagyon komplikált.„Hogy tudom csökkenteni a hulladékot?" „Hogy lehetne jobban vigyáznom a környezetre?" Amikor az emberben felmerülnek ezek a kérdések, nehéznek találja őket és inkább meg sem próbálkoznak. A barátaim alapítványa, pontosan ez ellen küzd, hogy ne így gondolkodjon a társadalom. Velük dolgoztam ki, hogyan tudnék hozzájárulni a természet védelméhez. Azótaa fesztiválokra 19 literes vízautomatákkal járunk és terveztünk egy olyan kulacsot, ami teljes mértékben én vagyok, illik ahhoz, amit csinálok.Régebben rengeteget pazaroltunk fesztiválszezonban, ugyanis mindenhol fél literes PET palackok voltak: ittunk belőlük két kortyot, elfelejtettük, melyik volt a miénk és bontottuk a következőt, de most már a banda és a crew minden tagjának van egy ilyen kulacsa, és ezeket használjuk koncertezés közben.

Egyre nagyobb teret hódít a spanyol nyelvű zene, több világsztár is hozzányúl. Mit gondolsz, elősegíted azt, hogy egyre többen válasszák a spanyolt tanult nyelvnek?

Úgy gondolom, hogy igen, bár nem ez volt a szándékom.Napról napra többen írják és mondják, hogy a dalaimmal tanulnak spanyolul, amin még mindig elképedek,hogy „azta, hát ez csodálatos!". Azt is megtudtam, hogy Hollandiában több iskola a dalaimat használja a dolgozatokban, sőt a tavalyi érettségiben az „El mismo sol"-t kellett meghallgatni a vizsgázóknak. Teljes mértékben elámultam, ez nagyon szívmelengető.Számomra ez a művészet célja, segíteni az embereket valamilyen úton-módon, hogy boldoggá váljanak,vagy ebben az esetben akár tanulásra is ösztönözzön. Ez hihetetlen és fantasztikus dolog.

Ha már ilyen mértékben hozzájárulsz a spanyol nyelv ügyéhez, a spanyol királyi család nem tervez kulturális világ-nagykövetnek kinevezni?

Egyelőre nem tudok róla, legalábbis nem hiszem, hogy kineveznének ilyen posztra, de majd meglátjuk, sosem lehet tudni.

 

Az új albumoddal bejártál több országot, mint például Belgium, Svájc, Olaszország, Magyarország. Mire van időd egy ilyen turnén, csak beszállsz a buszba, koncertezel és már mész is tovább?

Igen, sajnos nagyon sokszor ez történik.Ma elmentünk egy kicsit fürödni egy aquaparkba, ahol nagyon jól éreztük magunkat, bár lehet, hogy nem éppen tipikusan magyaros program,de nagyon jó volt. Természetesen Budapest gyönyörű volt, amikor 2 éve voltam, de akkor is nagyon kevés helyre tudtam ellátogatni, ígyvissza kell majd térnem, hogy jobban megismerhessem.Mindig ez történik, nagyon szép városokba és helyekre megyek, néha sikerül felfedezni őket, néha nem. Viszont mindig a pozitív oldalát nézem: nagyon sok helyre van szerencsém eljutni, s bár néha kevés időt tudok ott eltölteni, de ha megtetszik, elhatározom, hogy vissza fogok oda menni nyaralni.

Alvaro Soler : « La rue des Bières à Bruges : un truc de dingue »

19/08/2019 -- Paris Match Be 

Paris Match. Avec entre autres « Sofía », « El Mismo Sol » ou « Yo Contigo », vous avez décroché la lune en Belgique.


Alvaro Soler. Comme ma musique est espagnole, tout le monde pense qu’elle doit sonner à chaque fois comme le tube de l’été. En réalité, tout dépend dans quel pays on se trouve. Je suis heureux d’avoir pu amener mon style en Belgique. Mon dernier single, « Loca », y a reçu un accueil exceptionnel. La population belge est en fait plus latino qu’on ne le pense, plus exotique et plus cool qu’en Allemagne, par exemple. Je ne dis pas que je me sens belge, mais j’ai un peu de cela en moi. Les Belges sont connus pour avoir un grand cœur musical et j’aime cette énergie.

 

Vous êtes aussi célèbre pour vos duos avec Jennifer Lopez et Maître Gims.


C’est toujours chouette de partager avec les gens. J’avais chanté avec le Belge Milow lors de mon passage au Cirque royal et je rêve de faire de même avec Stromae ou Angèle. Maintenant, concernant Jennifer Lopez, j’étais forcément intimidé. Surtout au début. C’était vraiment très bizarre pour moi, je ne comprenais pas trop ce qui m’arrivait… Je me demandais sans cesse : « Mais pourquoi veut-elle faire une chanson avec moi ? » J’ai ensuite compris que la musique était bonne et que donc oui, forcément, il fallait être au top. Quand vous écrivez une chanson avec Jennifer Lopez, il faut faire le job ! Quant à Maître Gims, son équipe est venue vers moi. J’adore sa musique, il a vraiment une voix spectaculaire et c’est un vrai bosseur. Je préfère d’ailleurs la méthodologie de travail des Européens à celle des artistes américains. Aux USA, c’est : « Je suis une superstar, personne ne peut me toucher ni m’approcher ». Alors qu’ici, c’est : « Il faut travailler dur là-dessus, on finira seulement quand ce sera réellement fini ! »

Vous avez un rapport plus intime encore avec la Belgique…


Oui, ma grand-mère est originaire d’Anvers. Elle y a habité durant dix-huit ou dix-neuf ans, puis a déménagé à Barcelone. Pour ma part, j’ai été plusieurs fois à Anvers, dont une fois pour le mariage de la cousine de ma mère, mais je n’y ai jamais vécu. J’ai par contre été à Bruges dans la rue des bières (Alvaro Soler veut parler du « Beer Wall », mais il y a aussi un musée de la Bière dans la ville, NdlR). Un truc de dingue… Et c’est surtout très bon!

 

Avec vos chiffres et succès fous, comment faites-vous pour ne pas flancher?


Personne ne m’a préparé à cela, si ce n’est mon éducation familiale. Si j’y arrive, c’est grâce à ma touche belge. Je ne truste pas les magazines people parce que je suis une personne joyeuse à la base. Il n’y a pas de mauvais côté chez moi. Cela me rappelle une discussion avec ma mère et ma grand-mère. « Comment peux-tu donner autant de concerts et ne pas prendre de drogues ? »s’inquiétaient-elles. On n’a pas besoin de cela, mais tout dépend des personnes. Physiquement, on est tous différents. Par exemple, je n’ai pas besoin de dormir beaucoup. J’essaie de rester au lit parce que je sens que cela rassure mes boss. Mais quand je viens dans un pays comme la Belgique, j’aime me lever tôt, profiter de la journée pour visiter et me faire une bonne bouffe avant mon concert. Surtout si la météo est de la partie. J’aime les choses simples.

 

Quelle est la morale de votre histoire à succès?


J’ai toujours été quelqu’un de très réaliste. Vous ne pouvez pas vivre en faisant de la musique dans votre pays sauf si vous êtes régulièrement classé dans le top 5. Le reste, c’est une bataille constante. C’est triste, mais je m’y suis fait. C’est aussi pour cela que j’ai commencé ma carrière comme designer. Mais je ne voulais pas rester toute ma vie dans cet emploi en regrettant de ne jamais avoir rien tenté. Après un an et demi, j’ai fait un camp de musique à Berlin, j’ai sympathisé avec un groupe allemand et tout s’est enchaîné pour m’emmener là où je suis aujourd’hui. Bref, la morale est simple : il faut vivre ses rêves.

Álvaro Soler: «Ya no me siento más reconocido fuera que en España»

03/08/2019 --- Diario ABC 

Para Álvaro Soler (Barcelona, 1991), el estío es época de recoger frutos, de promocionarse, de dar con nuevas letras («Siempre hay que hacerlo; si no, me pilla el toro») y de tocar en festivales al aire libre, aunque luego no pare en septiembre. «En Italia se piensan que me congelan después de verano y me descongelan al año siguiente», comenta riéndose el compositor de temas tan pegadizos, como «El mismo sol», «La cintura», «Sofía» y –el más fresco– «La libertad», con el que deja por escrito y cantado que la fama no se le ha subido a la cabeza, que tiene los pies en la tierra, que no se olvida de su gente.

Antes de visitar Italia y Suiza, donde dará varios conciertos, el cantante actúa hoy sábado (22.00 h.) en el Festival Internacional de Música de Cambrils (Tarragona). Desde mayo, el barcelonés está inmerso en la gira europea de «Mar de Colores», su segundo álbum de estudio que lanzó el pasado septiembre y del que sacó una versión extendida en mayo. Tras actuar en Barcelona y Madrid el 24 y 26 de ese mismo mes, volverá a hacer pequeña escala en España el 12 y 13 de agosto para cantar en Calella de Palafrugell (Gerona), en el Festival de Cap Roig y Jerez de la Frontera (Cádiz). Precisamente Cap Roig es una de las fechas que más le ilusionan: «Está al lado de donde mis abuelos tienen un piso y ellos vendrán».

Esta gira, cuenta a ABC, es la primera vez que tiene efectos como cañones de confeti y globos «enormes» para así convertir su actuación en un «show». «Me gusta involucrar a la gente en el concierto; que no sea solo el escenario, sino que la gente participe porque al final eso es lo más divertido», explica. ¿Los nervios también se preparan? «No, porque es normal al final. Pero hicimos muchos ensayos de producción». Aún así, siempre está abierto a la improvisación para ver qué no cala entre los asistentes durante los primeros espectáculos. Aunque para nervios, los que vivió en Barcelona, donde acudió toda su familia.

 

«En Madrid hay más industria. Ya no hay nadie en Barcelona»

Al cantante le parece muy lejano y a la vez «ayer» el verano de 2015 en el que su canción, «El mismo sol», no solo se convirtió en un himno playero, sino también en objeto de deseo (profesional) de Jennifer Lopez. «En mayo, de repente, subió al número uno en Italia y fue una locura. No entendíamos qué estaba pasando. Meses después de sacar la canción, nos llegó un correo electrónico del equipo de ella. Fue un momento muy raro y surreal. Intenté ser lo más normal posible en ese momento, controlar mis emociones y no ilusionarme del todo hasta que no recibí su voz en mi canción».

Esta sensación de cercanía y lejanía en el tiempo lo nota mucho el joven cuando viaja y pasa por tres ciudades en un mismo día. «Cuando estás en la tercera ciudad, piensas que por la mañana ha sido ayer y en realidad ha sido hoy». Las alemanas Hamburgo, Stuttgart, Fráncfort y Oberhausen serán las últimas localidades donde recale Soler durante su gira europea; también actuará en Berlín, donde ha estado viviendo durante los últimos años y ahora compagina con Madrid como «casa». «En Madrid hay más industria. Ya no hay nadie en Barcelona», aclara.

En Alemania siente la soledad de ser el único español que da conciertos allí. «Por un lado, pienso que es guay porque represento a España; mucha gente tiene una idea muy errónea de nuestro país como que comemos paella todos los días», comenta. Polonia y Holanda son otros de los países donde ha estado. Soler ve positiva esta diversificación, pues así no depende de un único país para tener éxito. «Al final es más exótico cuando algo es extranjero. Aquí, como eres de casa, la gente pasa un poco. Es una pena porque muchas veces hay cosas geniales que la gente no sabe apreciar», comenta. ¿Se siente acaso más reconocido fuera de España? «Antes sí; ahora ya no».

«La música me ha ayudado a superar algunos miedos»

02/08/2019 -- Diari de Tarragona 

 

Hay gente que no le pone cara al nombre de Álvaro Soler pero en cuanto cantas el tema de Sofía o La Cintura todo el mundo sabe perfectamente de quién estamos hablando. Álvaro y toda su banda aterrizan mañana en el Festival Internacional de Música de Cambrils (22 horas) con un show hecho especialmente para divertirse, tal y cómo lo hace él, y actuando por primera vez por nuestra tierra.

Lo pillamos en plena gira de verano por toda Europa y metido en el estudio preparando canciones del que será su tercer disco pero, como decíamos, siempre tiene tiempo para compartir una charla y explicarnos cómo le va la vida.

Ha hecho un parón para comer algo porque está trabajando en sus nuevas canciones.

Así es. La verdad es que la gira está funcionando de maravilla y viajo mucho, pero entre concierto y concierto ya estamos trabajando en cosas nuevas. Es bonito trabajar de lo que te gusta y yo me lo paso muy bien con esto de la música.

Usted se dio dos años para poder vivir de la música y si no, a otra cosa mariposa.

Tal cual. Me puse una meta y la cosa me salió bien; pero si no hubiera funcionado me hubiera dedicado al diseño porque yo estudié Ingeniería en Barcelona y me encanta ¡eh! Es un mundo muy creativo, como componer y sé que lo disfrutaría mucho.

Por fin le veremos por nuestra tierra. Ya era hora ¿no?

Sí. La verdad es que tengo muchas ganas de este concierto de mañana en el Festival de Cambrils porque, como tú dices, es la primera vez que actúo por aquí y mira que vengo veces de vacaciones porque tengo buenos amigos, así que estoy encantado y con muchas ganas de enseñaros nuestra gira y este último disco Mar de colores.

 

Estoy segura de que nos lo vamos a pasar muy bien con usted.

Yo creo que también porque si algo generamos es buen rollo. Somos nueve en el escenario y montamos una auténtica fiesta. Hay mucha energía positiva, los músicos van de un lado para otro y nos lo pasamos muy bien y, claro, eso se nota y se contagia.

El mundo le conoce por canciones muy bailables como pueden ser ‘Bajo el mismo sol’, ‘Sofía’ y ‘La cintura’, pero usted canta también baladas con el piano.

 

Así es, porque si hago todo el show al ritmo de estos temas no llego al final. No bailo bien, la verdad, pero bailo y mucho y con estas canciones que canto junto con el pianista muestro una parte más íntima, más acústica, y la gente descubre a otro Álvaro Soler.

Dice que no baila bien, pero se lo pasa en grande encima del escenario y quien va a sus conciertos sale con un chute de energía.

Gracias, eso es lo más bonito que me puedes decir porque vamos a eso, a que la gente se olvide de todo por un rato y baile, cante, se ría y se abrace. Cuando yo voy a un concierto y veo que el cantante o grupo no se divierte, me da pena, porque tienes la suerte de estar trabajando de lo que más te gusta y no lo parece. Así que os aseguro que si venís mañana os lo pasaréis súper bien.

Yo creo que usted hacía falta en la música. Es un tío normal que canta y baila, que se lo pasa bien haciendo lo que le gusta y que no le preocupa demasiado si no publica la mejor foto en Instagram.

 

Pues ese es mi mensaje y es que soy así, un tío normal. A mí la música me ha regalado muchas cosas buenas y en muchos momentos ha sido mi refugio. Claro que tengo problemas, como todo el mundo pero intento buscar la parte buena de las cosas.

Yo antes decía que a usted no le preocupa salir despeinado en las fotos. Con esto quiero decir que pasa bastante de estar perfecto y ser todo el día una estrella.

Sí sí, paso y mucho. No me gusta ese postureo de querer parecer que todo es perfecto; no es real. Yo pongo fotos de mi vida; cantando, paseando, recién levantado, haciendo gazpacho, comiendo calçots; lo mismo que hace una persona normal.

Usted es un fenómeno paranormal porque triunfa en toda Europa, llena salas en países muy complicados y encima canta en castellano.

Son esas cosas que me sorprenden a mí mismo, pero es verdad que actúo mucho por Europa y la gira funciona de maravilla. Es una manera de demostrar que se puede cantar en cualquier idioma y si gustas, la lengua no es ningún problema. En Hungría, Alemania e Italia bailan y cantan Sofía como locos.

¿Álvaro Soler era un chico 
tímido que se ha espabilado con todo este mundo del artisteo?

 

Tal cual. Yo antes cantaba y me escondía detrás del piano para que nadie me viera y como tú dices, me he tenido que espabilar. Te pasas el día de un lugar a otro, rodeado de gente y al final, superas esa timidez. La verdad es que a mí la música me ha regalado muchas cosas.

¿Cómo qué? ¿Con qué se queda de este mundo?

Con la gente que he tenido la suerte de conocer; artistas que yo admiro desde pequeño como Phil Collins y Carlos Santana, que los escucho en casa y que ahora los he tenido al lado. Tengo la suerte de vivir momentos muy bonitos, pasármelo muy bien y doy las gracias todos los días.

Pero estoy segura que hay cosas que no le gustan, incluso le disgustan porque usted no es un artista de ‘postureo’.

 

Está claro que no todo es maravilloso. Hay cierta falsedad e hipocresía que no va conmigo pero yo me mantengo en mi línea y listos. Por eso me ves normal, porque lo soy, porque hago lo mismo que cuando no era famoso, tengo los mismos amigos y disfruto con las pequeñas cosas de la vida.

Vamos que usted es feliz tomando una cervecita con sus colegas.

Jajaja… La vida es eso, tomarte una cervecita con tu gente, ir al cine con tu novia, disfrutar de la familia; todo lo demás completa la felicidad pero sin eso, es imposible ser feliz.

Álvaro, ¿la música o el mar?

Difícil eh!. No podría vivir sin el mar, me gusta todas las épocas del año, lo disfruto siempre. Navegar, nadar, tomar el sol… El Mar me da paz. Así que si te parece no elijo y me quedo con las dos cosas.

¿La música le ha ayudado a superar algún miedo?

Pues sí, porque aunque parezca mentira ser muy tímido no te permite disfrutar de las cosas. Te decía que yo siempre me escondía detrás del piano y ahora que salgo ahí delante y canto y bailo, es todo mucho más chulo. Hay que perder las vergüenzas y los miedos y si te lo pasas bien, eso se convierte en felicidad.

INTERVIEW TO SPANISH RADIO STATION CADENA DIAL (10/07/2019) 

Álvaro Soler: “La Libertad es un mensaje de agradecimiento y en el videoclip un viaje”

 

10/07/2019 -- Cadena Dial 

Álvaro Soler necesita muy poco para contagiarnos su energía y su buen rollo. Una clave de esto es su música, donde destacan canciones siempre dispuestas a hacernos bailar: La CinturaSofía o La Libertad (su último éxito incluido en la reedición de Mar de Colores).

Sobre su último proyecto y muchas cosas más nos ha hablado en su visita a Cadena Dial. ¡No te pierda la entrevista!

 

Cadena Dial: Actualmente estás centrado en tu gira Mar de Colores, ¿hay alguna anécdota que te haya ocurrido durante estos conciertos?

Álvaro Soler: La gira está yendo genial, de hecho la primera parte ya la acabamos en Madrid. Fue espectacular, fue muy bonita. La verdad que había muchísima gente y me quedé muy contento con el feedback de la gente. Fue todo con mucho corazón, la gente se lo pasaba bien, era todo muy genuino y es lo que al final me gusta. Muchos venían en familia y eso es genial. Ahora sigo todo el verano con más fechas, aquí en España tenemos más conciertos en el Cap Roig Festival, Cambrils, Jerez de la Frontera…

Cadena Dial: ¿Tienes alguna sorpresa preparada para los conciertos que quedan?

Álvaro Soler: Ya veremos, no puedo decir sorpresas… Si no ya no lo serían. Me inventaré alguna cosilla.

Cadena Dial: ¿Cuándo estás de gira te gusta componer?

Álvaro Soler: De gira me cuesta más componer. Al final entre unas cosas y otras, tienes entrevistas y acabas teniendo otra rutina. Está bien, sobre todo cuando vamos en bus todo el equipo. Nos vamos a dormir en una ciudad y nos despertamos en otra. Eso es genial, te vas a dormir, abres la ventanilla y dices ¿dónde estamos hoy? Es una manera de viajar espectacular. [Durante la gira] tenemos un par de horas libres por la mañana pero es para despertarte, desayunar… Nos despertamos sobre las 11, súper tarde, porque como tocamos tarde te vas a dormir como a las 2-3. En realidad, hay poco tiempo al final [para componer]. Parece que sí, pero al final entre entrevistas, pruebas de sonido… Yo prefiero escribir cuando tengo un poco más de calma. Al final la creatividad va acompañada del sueño, del descanso, por lo que tienes que estar bien descansado. Yo siempre voy de un lado a otro, estoy reventado y de esa manera no me sale nada. Me pongo pero es como que digo mejor me espero y lo hago cuando tenga más tiempo.

Cadena Dial: ¿Cuál es el mensaje que quieres transmitir con tu última canción La Libertad?

Álvaro Soler: El mensaje básicamente es un mensaje de agradecimiento. Para mí es importante que no demos por hecho lo que tenemos. En Europa tenemos una libertad que ya es como normal. Podemos viajar donde queramos sin ningún problema y no hace falta ningún visado. Tenemos libertad de expresión, de educación… Hay países donde no puedes estudiar si eres una mujer o por ejemplo, en Cuba tienen otro tipo de problemas de libertad donde no pueden salir. Es muy complicado. Por eso, viendo este tipo de situaciones he pensado que estaría bien escribir una canción sobre este tema. Me ha acompañado mucho durante mi vida y nunca lo he hecho hasta este momento. Obviamente, en el videoclip lo he representado de una manera un poco más alegre donde la libertad es un viaje. En una caravana, con mis músicos y eso también me encanta. Descubrir culturas y ser libre de parar e improvisar un poco. Ahí es donde hay esa magia que es tan bonita.

Cadena Dial: ¿Por qué decidiste lanzar la reedición tu disco Mar de Colores?

Álvaro Soler: Vivimos en una época muy de plataformas digitales. El problema es que el Mar de Colores lo saqué hace ya, pero La Libertad para mí es aún parte de ese disco. Si tú sacas ahora La Libertad sin más no pertenece ni a un álbum ni a otro, entonces para mí [la reedición] es como un poco darle la elección física a la gente. Me gusta que la gente tenga un álbum y que no se quede con el Mar de Colores y luego se tenga que comprar el sencillo físico de La Libertad, que ya no se compran. Así puede tener el disco con todas las canciones y que no tenga que esperar a un tercer álbum porque La Libertadtampoco pega con el tercer álbum, sería muy raro tener que esperar un año para tener la canción en físico.

Cadena Dial: ¿Un artista con el que te gustaría trabajar?

Álvaro Soler: Muchísimos en realidad. A mí siempre me gusta colaborar porque creo que es algo muy bonito y muy interesante. Sobre todo si es con alguien que también compone porque así puedes ver cómo escribe la gente, es divertido ver y comparar. Por eso me lo pase muy bien con Morat o con Juanes con el que saqué una canción para la película No manches Frida 2. También me gustaría trabajar con Carlos Santana y con John Mayer, de alguna manera aunque no sé cómo.

 

Cadena Dial: ¿Cual es el mejor consejo que te han dado?

Álvaro Soler: Yo creo que es el que me ha dado mi familia durante todos los años. No solo uno. Es la educación, en general, que he recibido en casa. La familia es muy importante para mí. Toda la estabilidad que no tiene este mundo de la música, la voy a buscar en mi familia y la estructura fija que tengo ahí. Mis raíces para mí son muy importantes. Entonces para mí el mejor consejo es este. Estar agradecido de todo lo que haces y no parar de tener curiosidad.

INTERVIEW WITH COSTA RICAN MAGAZINE REVISTA PERFIL (03/07/2019) 

Entrevista con Álvaro Soler: “La Libertad es una canción para valorar lo que tenemos”

03/07/2019 -- Revista Perfil 

Más de 15 millones de personas siguen al cantante Álvaro Soler en su canal de Spotify.

Ritmo fresco, letra inspiradora, punteos de guitarra, sabor irresistible. Eso es lo que contiene el nuevo tema del cantante Álvaro Soler, titulado “La Libertad”.

Conversamos con el artista, hijo de papá alemán y de mamá española, políglota, amante de la diversidad cultural y representante de la buena música.

 

¿De dónde surge su nuevo tema “La Libertad”?

Libertad es una canción que escribí con agradecimiento al pensar en la libertad que tenemos en los países en qué vivimos. Es un tema que buscar valorar lo que tenemos.

¿Qué es libertad para usted?

Tener libertad de expresión y no verse limitado en lo que uno quiera hacer.

¿Cómo fue la grabación del videoclip de “La Libertad”?

Fue un sitio muy bonito en la Costa Brava, al norte de Barcelona, cerca del mar. Viajé con todo mi grupo en un road trip y fuimos grabando en el bus. La pasamos muy bien.

Compartiste un éxito con Jennifer López, ¿qué significa J Lo en su carrera?

Es el principio de mi carrera, algo que siempre llevaré conmigo. Le agradezco todo lo que ella ha aportado en mi canción. Fue un momento grande, gordo que me ubicó en el mapa.

Ser hijo de un padre alemán, madre española, haber vivido en Tokio, ¿qué aporta esa experiencia personal a su música?

Influye en título del álbum Mar de colores, todos los colores son las diferentes culturas, las que he vivido, lo que tengo dentro de mí, aprender sobre culturas distintas, estilos musicales distintos, tradiciones de cada país.

¿Con cuál artista le gustaría compartir una canción?

Con Carlos Santana, sería maravilloso.

¿Cuáles son sus pasatiempos? 

Estar con la familia. Por mi trabajo tengo que estar viajando mucho y el tiempo con la familia es algo que no tienes siempre, por eso valoro mucho los momentos con ellos.

¿Conoce Costa Rica?

No lo conozco aún y me encantaría ir, he escuchado cosas maravillosas. Espero que sea pronto. Ya se me está haciendo tarde.

INTERVIEW TO SPANISH NEWSPAPER EL ESPAñOL  (03/07/2019) 

Álvaro Soler: "Haría ministra de Cultura a Rozalén"

03/07/2019  --  El Español 

"Empecé a dedicarme a la música gracias a la crisis económica: iba a cobrar tan poco que me arriesgué" 

 

"Tanto España como Cataluña lo han hecho mal"

 

"Han llegado a decir que 'La Cintura' era machista: obviamente no". 

 

Le hubiera gustado escribir una canción del verano como La tortura, de Shakira y Alejandro Sanz: pero no anda nada desencaminado. Hoy, a sus 28 años, ya es el artista español con más éxito en Europa. Dice que admira a Phil Collins, a Juanes, a Elton John, a Carlos Santana, a John Mayer, a Coldplay. Tuvo una época intensa de Linkin Park. Habla español, catalán, alemán, francés e inglés. Viaja por Francia y Alemania como si fuesen parte de su barrio, porque es un creador sin límites geográficos. Del amor sabe que hiere; de los radicalismos, que separan. 

A Álvaro Soler (Barcelona, 1991), España se lo puso difícil al principio -qué extraño que nuestra tierra ponga trabas al talento-. Fue en Italia donde su hechizo estalló enseguida, como le ocurrió a Jarabe de Palo. Ahora también es profeta aquí y su fórmula no tiene fallo: son canciones transmisoras de buen rollo, de alegría porque sí; canciones de comunidad y de verano, de seducción y de amores primerizos. Ahí su mítica Sofía, pero también La Cintura, Loca o La Libertad.

Lo cierto es que sus himnos suenan como él mismo, quien, frente a esta cerveza con limón en una terraza de julio, habla con paz infinita en tiempos polarizados, agitados y faltones. Habla como si todo fuese a ir bien. Y parece que empieza el verano.

Estudiaste Diseño Industrial. Justo antes de empezar en la música, he leído que ibas a aceptar unas prácticas por 600 euros…

Bueno, 600. 200 o 300, más bien. Muy poco. Creo que gracias a la crisis económica dije “¿sabes qué?, pues voy a hacer música, porque el curro está tan mal y el desempleo en la juventud es tan brutal...”. Por suerte estamos saliendo, creo. Mi generación tuvo mala suerte, pero bueno, creo que al final fue bien porque somos gente muy activa: nos tuvimos que buscar la vida de alguna manera porque sí y había que salir de ahí. No tenemos miedo de cambiar o de lanzarnos a la piscina. Es lo que siento yo con toda la generación de amigos que tengo. Sí que fue un momento clave, porque fue cuando dije: ¿cuánto me dan por currar de esto, prácticas, tal…? Casi nada, vale. Bien. No puedo hacer música si hago todo eso todo el día, así que prefiero hacer música y ganarme la vida con curros de azafatos, chófer o lo que sea. 

Al final si trabajas dos semanas vas a sacar 200 euros también. Decidí hacer eso, currar en otras cosas al principio para ir sobreviviendo, porque me lo pagaba todo yo, y cuando ahorré dije bueno, ahora voy a hacer música dos años, y si al cabo de dos años no me sale esto, lo dejo. Pero al cabo de año y medio empezó a tirar la música que hacía y podía pagarme el alquiler. Dije “¡ojo!, esto mola”, seguí la pista a eso y por los idiomas me fui a escribir con gente a Austria, a Berlín… abrí las puertas. Noté que Barcelona estaba muy cerrado a todo eso, no conocía a nadie que escribiese… tenía unos cuantos amigos que lo hacían y tal, pero necesitábamos más gente para ver reacciones. Porque ya sabes, la familia siempre te dice que todo está bien. Eso es lo complicado del mundo creativo, que nunca tiene ultimátums de estos de decir “no, ahora te han dicho que no, pero oye...”. Estamos educados en creer que si nos dicen que no, no nos hundamos y sigamos adelante. Pero hay un momento en el que tienes que escuchar. La cosa es saber elegir qué “no” es el que hay que escuchar y cuáles “no”, no.  

Grabaste en Berlín. ¿Qué pegas encontraste en España? ¿Por qué a veces parece, tristemente, que España pone trabas al desarrollo de la cultura cuando aquí hay tantísimo talento?

En mi caso, al estar fuera o al haber empezado desde el extranjero, siento esto de “ah, tú estás como más fuera”… es como raro eso. Tener que irte fuera para volver fuerte es un poco triste, pero es lo que hay. Ha ido así y si es la única manera… mira, oye, pues estoy agradecido. El problema es que muchas veces aquí no hay los medios o no se sabe cómo hacer, y en mi caso gracias al alemán pude salir afuera, hay mucha gente de mi colegio que han acabado trabajando en Alemania porque les pagaban el doble por el mismo curro. El doble es muchísimo. Y el alquiler aquí cuesta igual que en Berlín, no es que sea más barato. El problema es de oportunidades, sí, pero está ligado a la economía. Bueno, en definitiva lo de salir es algo que muchos hemos tenido que hacer, pero yo estoy feliz de tener mi éxito también aquí en España, porque me hace sentir en casa y es que como se está aquí no se está en ningún lado. Echo de menos España cuando estoy en Alemania, bastante.

¿Qué es la libertad para Álvaro Soler?

Pues es algo que damos por hecho en Europa, yo creo, pero es algo que no todo el mundo tiene y sobre todo que no todo el mundo debería dar por hecho. Un ejemplo: cuando fui a grabar el vídeo en Cuba… es un sitio precioso, pero a la vez también es muy triste, y cuando ves cómo funciona la logística, la infraestructura… no tienen libertad para nada. Es otro tipo de país. Cuba es un caso aparte, porque para mí es un poco una isla experimento donde han puesto esas condiciones y a ver qué pasa con la gente, y a ver cómo reacciona la humanidad. Pero igual que Venezuela últimamente. O España y Cataluña, eh, que ha sido una época dura… yo creo que tenemos que dar gracias por la libertad que tenemos, por poder viajar por Europa sin pedir visado para irte a Francia o Italia… es muy práctico, es una pasada. Y no sólo eso: libertad de expresión. En los Países Árabes las mujeres no tienen libertad. Cuando yo me voy a Tokio, mi madre tuvo que abrir una cuenta de banco con la firma de mi padre, si no no podía. Estamos en una época muy moderna y a la vez muy atrasada.

También es cierto que en España está empezando a desarrollarse el fenómeno de la autocensura. Quizá por la polarización de las redes, por el histrionismo… ¿cómo lo vives como creador?

Bueno, creo que cualquier movimiento que quiera dar un mensaje tiene que hacer ruido, y la libertad de expresión sí que la tenemos. Aquí nos vamos más allá. Es una situación más compleja porque como hay esa libertad de expresión, puedes hacerlo. Surgen problemas o situaciones con las que lidiar. Por ejemplo: ¿te has ido muy lejos? ¿Cuánto es lo correcto? Pasa mucho con el tema de la igualdad. Yo intento ser lo más respetuoso posible… y defiendo la unión entre todos, no la separación ni los extremos. Igual el haber vivido tanto fuera me ha abierto así la mente. En Berlín, por ejemplo, viví en un barrio que era más turco que alemán, ¡y no pasa nada! Si la gente se adapta, no pasa nada. No hay que tener prejuicios. Para mí, muchas cosas en las redes se exageran, mucha gente vive atada a instagram y todo lo que aparece ahí es “la verdad”, cuando es al revés… bueno. Hay que saber de qué fuentes coges la información y cómo creértela.

¿Cómo valoras el machismo en el mundo de la música? Se ha señalado durante mucho tiempo al reguetón pero al hacer una segunda lectura se han encontrado grandes canciones de pop también machistas. 

Creo que hay que saber analizarlo bien, porque también se dijo que La Cintura era una canción machista, y dije “pf… qué tontería”. No sé si borraron el artículo después. Pero cuando se llega a esos extremos ya no se puede tomar nada en serio. Obviamente, La cintura no es una canción machista. En la parte latinoamericana hay textos de otro estilo, el reguetón habla de situaciones…

Más lúbricas, más sexuales. 

Sí. Más sexuales, pero ellos allí lo ven como un jugueteo. De hecho hay muchas mujeres que hablan de lo mismo, y dices: “¿Cómo puede ser que en Instagram defiendas a la mujer y luego cantas una cosa que no tiene nada que ver…?”. Se contradicen un poco. No sé, yo tengo muy clara mi posición y creo que hay que analizar las cosas bien antes de dar opinión. En mi caso, mi entorno es muy sano y toda la gente que conozco que hace música la hace desde el respeto. Cualquier otra cosa la ves venir.

También dijiste que no harías reguetón.

Sí, pero igual que no haría música clásica, porque no sé. Si me ves, además, tú piensas: “Este pavo cómo va a hacer reguetón, no le pega ni con cola, ni loco”. No vengo ahí con mis cadenas… es como un estilo de vida, a ver a dónde llega el futuro de la gente joven si todo el mundo quiere ser como Bad Bunny, ¿no? Son épocas también. Cuando Nirvana todo el mundo era más rockero, tal, pelos largos… no sé. A ver cómo sigue. 

Es cierto que hablas con mucha alegría y que en tus canciones está eso, pero, ¿dónde están tus oscuridades? ¿Cuáles son las cosas que te entristecen o te preocupan?

Pues mira… mi estilo de vida ha cambiado mucho respecto a cómo era antes. Rutina no tengo… ver a mis amigos es difícil. Mi lado oscuro es más bien ver el Whatsapp y leer cómo dicen “oye, ¿birra a las cinco?” y yo “yo no llego, no estoy… y no voy a volver en una semana o en un mes”. Ese es el lado oscuro de todo esto. La parte de los viajes, de dormir poco, de estar todo el rato dando vueltas… estar rodeado de gente pero…

¿Sin raíces?

Sí. Eso es lo que suele pasar. En mi álbum hay una canción que se llama Niño perdido y representa estos momentos. Es un mundo que no he vivido nunca antes, y tampoco nadie de mi familia tiene nada que ver con la música… lo único que puedo hacer es seguir mis pasos y usar la educación que me han dado mis padres, que es el mejor equipaje que puedo llevar. 

 

¿Cuánto influye la belleza y el poder de instagram en los nuevos músicos? 

Sí, yo creo que el mundo de la música se ha visto influenciado por el mundo de los instagramer, gente básicamente que vive de lo que proyecta ahí. Yo también me he visto afectado. Al principio tenía una idea clara de lo que era instagram, dices “vale, esto es nuevo, vamos a usarlo bien”. Y yo creo que es necesario ese contacto con la gente, que es bueno estar cerca de los fans… pero no te puedes obsesionar porque no puedes contestar a todo el mundo… en fin, son procesos. En eso voy avanzando. A mí me da pena que se piense que lo que pone la gente es la realidad, porque muchas veces no es así. La gente piensa “ah, nos está dando feedback de su vida personal”… pero en realidad no meto nada muy personal, no meto a mi madre ni a mi padre, por ejemplo. Hay que ir reflexionando, Porque si no te puedes perder.

La mitomanía puede ser un poco pérfida, ¿no?

Sí, total. La gente puede volverse adicta. El problema es cuando instagram es también tu herramienta de trabajo y es más difícil decir “venga, me borro instagram”. No hace falta irse tan lejos igual, ¿no? Mi hermana lo hizo. Ella no es personaje público pero me pareció genial que lo hiciera. Estamos todo el día metidos en las historias para matar el tiempo… y es una tontería.

Naciste en Cataluña. ¿Cómo valoras la situación del independentismo? Siendo tú, además, tan internacional. 

Es lo que canto: que es el mismo sol lo que para mí es importante. Obviamente está bien sentirte catalán, yo también soy catalán, aún sin ser independentista… yo pienso que estamos viéndolo de una manera muy cerrada, tanto España como Cataluña. El problema no es que uno lo haya hecho mal, sino que lo han hecho mal los dos, y eso da rabia, ¿no? Dices “joder”. Estamos todos en medio… a mí me ha pasado de meterme en un taxi o en un Cabify y de repente el conductor ponerse a largar y a largar sobre Cataluña, aun sin decirle yo que era de Barcelona. “Yo nunca iría a Barcelona, es una mierda, tal...”. Y dije “bua, mejor paso de meterme en este tema porque vamos a acabar mal”. Pero a la gente le iría bien salir un poco más de donde viven, ver cosas y luego volver a casa. 

¿Qué sabes del amor hoy que no sabías con 18 años?

Já… que se pasa muy mal (risas). Y que se pasa muy bien, también. Yo diría que puede pasar de todo. Que es la cosa más bonita del mundo. Y es lo que al final te va a dar la estabilidad. 

¿Y a quién harías ministro o ministra de cultura? 

A Rozalén. Es muy guay. Tiene mucho arte en todo lo que hace y entiende muy bien qué es la cultura. No sólo la música, sino todo tipo de arte. La admiro mucho. ¡Y es buena persona, encima…! Y trabaja siempre con el respeto, que al final es lo más importante.